CON FATIMA CONTRO IL VELO. DA BOLOGNA LA RISCOSSA DELLE GIOVANI IMMIGRATE.

CON FATIMA CONTRO IL VELO. DA BOLOGNA LA RISCOSSA DELLE GIOVANI IMMIGRATE.

La denuncia di una giovane immigrata bengalese rivela le coercizioni familiari dietro l’imposizione del velo. Rasata a zero dalla madre perchè fuori casa si scopriva i capelli.

 

Le nostre ragazze degli anni sessanta lo facevano con la sottana. Uscivano di casa e, girato l’angolo, via i calzettoni e la gonna diventava mini. I genitori non sapevano. O fingeva di…

Le immigrate islamiche lo fanno col velo. Quel fazzoletto che già alle elementari le maestre vedono apparire in classe. Quel copricapo che, per le loro famiglie, resta un dei legami più evidenti con la terra d’origine.

Le ragazze escono di casa, girano l’angolo, e il velo finisce nello zaino. Libere di sentirsi come le loro coetanee occidentali. Integrate nella società in cui diventeranno adulte.

Per le ragazze degli anni sessanta, quando le vicine di casa parlavano troppo, al ritorno erano ceffoni e divieti di uscire. Per le adolescenti immigrate, come l’episodio di Bologna racconta, la punizione può essere più umiliante.

Un episodio, forse la punta emersa di un grosso iceberg, che ci dice anche come ancora una volta sia la donna a pagare il prezzo più salato.

Ed è dal desiderio di integrazione di queste giovani donne che si dovrà formare l’Italia multietnica di domani. Ragazze che domani saranno madri e che dovranno insegnare ai loro figli che, nel Paese che li ha accolti, la donna è libera e va rispettata.

 

 Ascolta il mio intervento su “Formiche”

http://formiche.net/2017/04/01/la-lezione-della-ragazza-fatima/

 

 

 



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