NOT IN MY NAME

NOT IN MY NAME

Il Presidente del Senato, Piero Grasso, chiede ripetutamente scusa alle donne vittime di femminicidio, in nome del genere maschile. Ma la responsabilità penale è individuale.

 

La lunga processione di prostitute, europee e africane, che ogni giorno accompagna chi si sposta lungo la via Tiberina offre un spettacolo squallido e avvilente. Auto ferme a ogni ora sul ciglio della consolare, non di rado con l’adesivo “Bimbo a Bordo” sul lunotto, stanno lì a dimostrare che sono a decine gli uomini, anche giovani padri di famiglia, che si servono delle loro prestazioni senza troppo badare al rischio di “portare a casa” malattie sessualmente trasmissibili. Non per questo mi è mai passato per la testa di chiedere scusa a queste mogli tradite a nome di tutti gli uomini. Né mi ha mai sfiorato l’idea di scusarmi con tutte le donne, a nome di tutti i maschi, per come i magnaccia sequestrano e sfruttano chi di loro è maggiormente in stato di bisogno.

Trovo per questo incomprensibile l’esternazione del Presidente del Senato, Pietro Grasso, che per ben due volte, a distanza di qualche settimana, ha chiesto scusa, a nome del genere maschile, per tutte le donne vittime di femminicidio. Se può essere comprensibile che il leader della nuova sinistra “Liberi e Uguali” si abbandoni a qualche iniziativa acchiappavoti, la seconda carica dello Stato non può ignorare che, come recita l’articolo 27 della Costituzione, la responsabilità penale è individuale. Nessuna delega, pertanto, a nessuno per scusarsi di azioni che non ho commesso. Not in my name. Non a nome mio.

Per quanto riguarda il disprezzo che tanti, troppi uomini, riservano alle loro partner siamo tutti d’accordo che l’educazione deve cominciare in famiglia con l’esempio dei padri e con la vigilanza attiva, “militante” si diceva una volta, delle madri.

Le madri insegnino ai loro figli che l’amore va conquistato, mai rubato, mai comprato, che il rapporto con la propria partner va alimentato e coltivato, Che quando si spegne va lasciato andare. Le donne non vanno picchiate, non vanno stalkerizzate, ovviamente non vanno uccise.

E le madri insegnino anche come difendersi alle loro figlie femmine. Bambine che, nonostante lo stordimento dell’innamoramento dovranno cercare di afferrare per tempo i segnali di pericolo che non tarderanno a manifestarsi. Ragazze che potranno finire tra le braccia di un uomo portatore di altre culture e tradizioni, un uomo che potrebbe pretendere da loro una forma di devozione che non ci appartiene.



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