Mafia Capitale. Assolto. Una nuova vita per Fabio Stefoni.
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ASSOLTO. UNA NUOVA VITA PER FABIO STEFONI.

20 Lug ASSOLTO. UNA NUOVA VITA PER FABIO STEFONI.

Mafia Capitale. Assolto con formula piena per non aver commesso il fatto il sindaco di Castelnuovo di Porto.

 

“La mia fortuna è stata aver trovato un giudice che si è letto tutte le carte. Dieci milioni di pagine”. E’ rivolto a Rosanna Ianniello, oggi presidente dle Tribunale di Terni, il primo pensiero di Fabio Stefoni, ex sindaco di Castelnuovo di Porto, alla lettura della sentenza che lo ha mandato assolto.

Assolto per non avere commesso il fatto, unico ad avere avuto la formula piena fra 46 imputati, di fronte all’accusa di avere preteso cinquanta centesimi/giorni per ogni richiedente asilo accolto nel centro C.A.R.A. del piccolo comune a nord di Roma. “La bomba scoppiò alle quattro di notte del 5 giugno di due anni fa” ricorda Stefoni che, per quella bufala telefonica intercettata, e per la dichiarazione di un pregiudicato, si è fatto 488 giorni di detenzione domiciliare. Un anno e cinque mesi durante i quali non ha potuto comunicare con nessuno nè vedere la madre che intanto si stava spegnendo e che lo ha lasciato pochi giorni dopo la liberazione. Sedici mesi durante il quale il pubblico ministero non ha mai accettato di vederlo.

Dimesso dalla carica di Sindaco, nonostante la sua vecchia giunta abbia resistito per mesi nella convizione generale della sua innocenza, Stefoni, in attesa della sentenza, ha inutilmente appoggiato la lista civica presieduta dalla sua ex assessore all’istruzione Carla Gloria. L’accusa era infamante e il sospetto è sempre l’ultimo a morire.

Ricomincia oggi la seconda vita di Fabio Stefoni, 57 anni, titolare di un affermato negozio di abbigliamento, una lunga militanza politica nel centro destra rassegnato a aspettare inutilmente scuse che difficilmente arriveranno. Come quella della celebre trasmissione televisiva “Agorà” di Rai3 che la mattina del 6 giugno 2015 andò in onda in diretta dalla storica piazza di Castelnuovo. Prima inquadratura la mano dell’inviata che tiene una moneta da cinquanta cent e l’incipit, senza alcuna formula dubitativa, “questo è quanto chiedeva per sè il sindaco di questo Comune per accogliere ogni singolo migrante alloggiato al CARA”.