OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE

OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE

Immancabili, come ogni anno, polemiche e provocazioni durante il periodo che accompagna il 27 gennaio, “Giorno della Memoria”.

 

Istituito per legge nell’estate del 2000, e riconosciuto cinque anni dopo dalle Nazioni Unite con una risoluzione che gli ha conferito respiro internazionale, anziché unire, il Giorno della Memoria sembra assumere di anno in anno una valenza sempre più divisiva.

Emblematica, e certo non casuale per la data indicata, la richiesta di Casa Pound che, proprio per il 27 gennaio scorso, giorno dedicato alla memoria dei milioni di vittime dell’Olocausto, aveva ottenuto, l’Aula Consiliare del Comune di Rignano Flaminio per un incontro elettorale. Poco importa se l’evento è stato sospeso, senza possibilità di rinvio ad altra data per l’indisponibilità – come sostiene il Sindaco Di Lorenzi – degli stessi organizzatori a sostegno della tesi che di provocazione si trattasse. La miccia è stata innescata e, anche se non proprio un’esplosione qualche botto si è sentito.

“Rignano è antifascista” si lesse per qualche ora in uno striscione affisso da PD e Liberi e Uguali nel centro della cittadina a nord di Roma. Cartellone poi “corretto” da una pennellessa anonima che coprì di vernice nera, oltre ai simboli dei due partiti, il prefisso “anti”. Ma anche “Rignano è fascista” non ebbe vita lunga e dopo poche ore, ci piace pensare anche per la protesta pubblica del Nuovo, lo striscione fu rimosso.

Niente di che, normali scaramucce, se tutto ciò non fosse accaduto in prossimità di una ricorrenza che dovrebbe essere “sacra” per ognuno di noi, n concomitanza col giorno in cui la Comunità Internazionale rende omaggio alla strage che, nel disegno delirante di chi avrebbe voluto distruggere popoli interi in nome della purezza della razza, coinvolse milioni di persone, almeno 15, di nazionalità e religioni diverse.

Una ricorrenza, il 27 gennaio, che in questi anni di analfabetismo di ritorno, di “uno vale uno”, si vorrebbe poter relativizzare con decine di altri eventi che poco o nulla hanno a che fare con i campi di sterminio nazisti. “Perché ricordare le vittime dei lager e non quelle dei gulag?”. “Perché gli ebrei e non gli armeni?” “E allora le foibe?” “E allora il triangolo della morte e le vittime dei partigiani rossi?”. Perché lo sterminio programmato degli ebrei, degli zingari, degli omosessuali è una realtà che non ha precedenti, che non deve avere epigoni; una realtà incommensurabile. Perché al ricordo delle vittime delle foibe, dramma comunque regionale di dimensioni non certo paragonabili, il nostro Paese ha dedicato un’altra giornata, il 10 febbraio. Perché, e i segnali di allarme si moltiplicano, razzismo e xenofobia non sono stati estirpati. Perché ancora oggi c’è chi vorrebbe fare scomparire popolazioni intere di immigrati che cercano qui migliori condizioni di vita.

Perché io questi ragazzini che inneggiano al fascismo vorrei accontentarli. Bacchettate sulle mani e punizioni vere se osano contraddire un professore in classe. Niente tecnologie e vestiti di importazione, niente playlist e TV satellitare, solo la RAI e Il Volo. Niente acconciature e vestiti effeminati. Lavoro nei campi e leva obbligatoria, senza rinvii, a suon di “Signorsì, Signore”. Poi i discorsi di quattro ore il sabato mattina in piazza da ascoltare indossando la divisa. E olio di ricino a ogni protesta.

Il fascismo non tornerà. La storia non si ripete. L’Europa e la globalizzazione ci proteggeranno. Ma ognuno faccia la sua parte a difendere le conquiste degli ultimi settant’anni. Nessuno escluso.



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