PROFUGHI INGRATI. SPARITI OLTRE META’ DEGLI EX DICIOTTI

PROFUGHI INGRATI. SPARITI OLTRE META’ DEGLI EX DICIOTTI

Sarebbero dovuti partire per le destinazioni finali di Messina e alcune altre diocesi ma non ci sono più. Salvini: “Quindi non avevo ‘sequestrato’ sulla Diciotti degli scheletrini se hanno rifiutato un pasto sicuro”.

 

Se pensavamo che avessero attraversato l’inferno, dopo avere strappato le loro radici, per recarsi al refettorio delle suorine di Rocca di Papa siamo stati smentiti. Circa trenta, degli oltre cinquanta profughi eritrei sbarcati – dopo una settimana di fermo – da Nave Diciotti, e assegnati alla Caritas – hanno fatto perdere le loro tracce.

La notizia è stata data dai sottosegretari all’Interno, Candiani e Molteni, e confermata dal  ministro Salvini che ironizza su come non fossero così ‘morti di fame’ se sono fuggiti da un rifugio con un pasto sicuro. Uno slogan creato a beneficio delle masse leghiste che già ripostano e ritwittano felici, ma che ben poco sanno, e sono interessate a sapere, di quali siano le tappe del profugo.

‘Nessuna fuga’ precisa padre Soddu, direttore di Caritas Italiana, in quanto nessuno era in stato di detenzione. Chiunque sia un minimo informato sa del resto che la destinazione finale di queste persone è un parente, una famiglia amica, in Nord Europa, e non certo l’Italia. Rocca di Papa per loro è stato, come la settimana sulla Diciotti, come gli stop obbligati in qualche oasi africana, una tappa del percorso. Certo meno traumatica del lager libico, ma pur sempre una sosta non richiesta.

Tutti maggiorenni, gli scomparsi della Caritas saranno probabilmente ora alla ricerca del passeur giusto, il contrabbandiere di uomini, che li porti al di là del confine tra i boschi del Tirolo o della Slovenia. Forse sono già di là. Dovessero però essere fermati dovranno ritornare, in questo tragico gioco dell’oca, alla casella precedente. Allo sbarco a Catania le autorità italiane hanno rilevato le loro impronte e, secondo la normativa europea tuttora in vigore, dovranno essere riconsegnati al Paese di primo ingresso.



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