VUOI VOTARE? DIMOSTRA DI CONOSCERE LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA

VUOI VOTARE? DIMOSTRA DI CONOSCERE LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA

La patente per votare. Inaspettato esito di un’inchiestina senza pretese partita con una provocazione su Facebook.

 

 

Fatti salvi alcuni paesi musulmani e il Vaticano, in ogni angolo del mondo il voto oggi è garantito a tutti, uomini e donne, a prescindere da condizione economica, culturale, religione di appartenenza, preferenze sessuali. Unico discrimine l’età. Di solito si vota da diciotto anni in su.

Il suffragio universale è una grande conquista della democrazia. Ciononostante ad ogni campagna elettorale, ascoltando i commenti della gente, leggendo ciò che viene scritto sui social group, è lecito chiedersi se davvero tutti siamo in grado di entrare nella cabina elettorale, di valutare l’effetto della nostra scelta.

Il ragionamento può apparire aristocratico, elitario, eppure è bastato condividere una provocazione lanciata su Facebook dal collega Matteo Sacchi, per rendersi conto che centinaia di persone hanno apposto un “like”. Un buon ottanta per cento di chi ha commentato si è detto d’accordo. Frasi come “finalmente uno che la pensa come me”, “lo penso da sempre” hanno avuto la meglio su quelle di chi richiama i fondamenti della democrazia, il valore di chi ottant’anni fa contribuì a liberare l’Italia senza necessariamente sapere leggere e fare di conto.

Lo stesso Segretario Generale dell’Osce, Lamberto Zannier, è intervenuto mettendo in guardia sui pericoli insiti nel condizionare l’esercizio di voto e sollecitando, piuttosto, a investire in educazione, a cominciare dai mass media.

Una provocazione. Per me nulla di più. Eppure un sasso nello stagno. Un esame di stato per verificare se l’elettore conosca la Costituzione prima di dargli il certificato elettorale sarebbe ben visto. Magari la preparazione alla prova potrebbe offrire qualche elemento in più per attrezzarsi contro i pifferai magici della rete e delle TV. Del resto in tanti, tra i britannici che nove mesi fa votarono per uscire dall’Europa, erano sinceramente convinti di “dare solo un avvertimento al governo di Londra”. In tanti, che quattro mesi fa bocciarono la nostra riforma costituzionale, erano convinti che il loro NO, decisivo per il nostro futuro prossimo, servisse solo a punire Matteo Renzi.

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