23 Gen Al-Masri non pagherà. Almeno non ora.
L’Italia gioca a scarcerare: il signore della guerra torna a casa come un VIP Dopo un arresto lampo, Ossama Al-Masri si rimette in viaggio, lasciando il governo italiano con più domande che risposte.”
Nelle grazie di Trump: Che cosa ci guadagna la Meloni dall’amicizia col presidente americano? E fino a quando durerà? Fare gli interessi dell’Italia, trascurando il resto dell’Europa non sarà facile nemmeno per lei.
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“Il governo italiano sotto accusa per avere liberato il signore della guerra libico accusato di crimini di guerra”. L’operazione fulminea con cui il famigerato Ossama Al-Masri è stato rimandato a casa, dopo l’arresto di Torino su richiesta della Corte Penale dell’Aja, è diventato in poche ore un caso internazionale come sta a dimostrare il titolo che vi ho letto, dell’inglese Independent, o quello del francese Le Monde: “L’Italia libera il funzionario della sicurezza libico ricercato dalla Corte Penale Internazionale”
Che a quanto pare questi arresti su richiesta di altri ci stanno portando più che altro guai.
Ad ogni modo mi faccio aiutare dall’Independent, che ai suoi lettori offre un articolo molto dettagliato e che spiega come ieri in Italia ci sia stata una levata di scudi contro il governo mentre il ministro Nordio era in Parlamento per riferire su vicende diverse. Sì perchè gira proprio attorno alla sua figura, anche se a quanto pare lui ne è stato attore involontario, l’appiglio per la liberazione del signore della guerra libico. Come vedremo.
Intanto chi è Ossama Anjiem, detto anche Ossama Al-Masri? Al-Masri dirige, dall’ormai lontano 2011, la famigerata rete di centri di detenzione che per troppi anni hanno rappresentato l’inferno in terra per centinaia di migliaia di profughi. Non a caso il mandato d’arresto della Corte dell’Aja, firmato il 18 gennaio – appena un giorno prima della sua cattura – parla di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nella prigione di Mitiga a partire dal 2011 e punibili con l’ergastolo.
L’arresto è avvenuto a Torino, domenica scorsa, dove la sera prima aveva assistito all’incontro Juventus-Milan. Ma già martedì la Corte d’appello di Roma ne ha ordinato la scarcerazione per un errore procedurale: il ministro della giustizia non era stato informato in anticipo dell’arresto, così come sarebbe dovuto essere. E quindi già martedì sera, di nuovo libero, Al-Masri era a Tripoli riportato a casa con un volo dei servizi segreti. Aereo che, particolare curioso, era già stato mandato da Roma a Torino già prima che il Tribunale decidesse. Servizi che dipendono direttamente da Palazzo Chigi.
Restituito prima che i libici si arrabbiassero e, per ritorsione, ricominciassero a fare partire le navi per l’Italia? Col rischio di rompere la bella favola che abbiamo abbassato del 60 per cento gli sbarchi?
La polemica politica non ha risparmiato nessuno. Non Renzi, nonostante gli accordi con la Libia fossero stati avviati dal suo ex ministro Minniti. E nemmeno il Partito Democratico che parla di gravi interrogativi.
I gruppi umanitari che per anni hanno documentato gli abusi che si commettevano nei centri diretti da Al-Mari si dicono esterrefatti del fatto che, dopo la buona notizia dell’arresto ora lui possa ricominciare ad agire indisturbato. Anzi di più. Perchè quanto accaduto dimostra che le milizia di Tripoli sono in grado di fare pressione sull’Italia, perchè sono loro a controllare le partenze dei migranti.
No comment dall’ufficio del procuratore della Corte Penale dal momento che, non molti giorni fa, l’Italia, per voce del vice premier Tajani, ha detto che, nonostante il mandato d’arresto che pende su di lui, nel caso venisse in Italia non arresterebbe il premier israeliano Bibi Netaniahu.
Vi parlavo di un altro articolo di Le Monde il quale, oltre alle dichiarazioni già riportate, ne cita una della ONG francese Mediterranea Saving Humans che dice “questa è la prova che l’intero sistema libico, finanziato negli ultimi anni con milioni di euro dall’Italia e dalla UE, è atroce e criminale.
Continuano intanto sulla stampa estera le analisi sul tornaconto che deve avere Giorgia Meloni nel suo rapporto col nuovo presidente USA.
“La sussurratrice di Trump? – titola Reuters – l’italiana Meloni naviga in una relazione ad alto rischio”. Quello che sarà utile per l’Italia sarà utile anche per l’Unione Europea?
E poi a tenere vive le relazioni speciali con Roma, quella di oggi e quella di ieri, c’è il famoso saluto romano di Musk, lunedì all’insediamento, che fa titolare alla Svizzera Tages Anzeiger “Che cosa pensare del gesto di Musk? In Italia il saluto romano affonda le radici ed è difficile pensare che l’amica Meloni non sapesse nulla”
Fuor di politica. Da Davos Oxfam presenta come ogni anno il suo rapporto sulla povertà e Le Petit Journal titola “Cresce la disuguaglianza tra ricchi e poveri in Italia”.
Chiudiamo con il simpatico caso, riportato dal quotidiano spagnolo ABC: “Una spagnola che vive in Italia senza parole su come gli Italiani prendono il caffè”
Andateglielo a spiegare che a noi il Ristretto piace così. A domani