02 Mag Bookmaker concordi: Parolin entra Papa in conclave
Italia tra Vaticano, lavoro e scuola: ecco che cosa scrive di noi la stampa estera.
Toto-Papa: Parolin e Zuppi i candidati più quotati. Il segretario di stato Vaticano dato dai bookmakers inglesi tra il 27 e il 35 per cento.
Suore in fuga a Conegliano: scandalo e solidarietà dopo la rimozione della superiora
Sicurezza sul lavoro. Dopo due anni i sindacati confederali riconvocati a Palazzo Chigi
Educazione sessuale a scuola: affettività e dinamiche di genere sempre più ai margini dei programmi.
La notizia che maggiormente ci riguarda, oggi, è quella del nuovo Papa. Un vero e proprio totoPapa con i bookmakers che vedono superfavorito il nostro Pietro Parolin. E’ dato tra il 27 e il 35 per cento con quote che oscillano tra 1.8 e 3.5. Bookmakers che però in Italia non possono scommettere legalmente sul Pontefice.
E così dagli Stati Uniti il Washington Post titola “Gli Italiani una volta guidavano la Chiesa Cattolica. Torneranno a guidarla?”. Reuters da Londra “L’Italia riavrà il papato dopo mezzo secolo di stranieri?”. E dalla Germania la Frankfurter Randschau “L’italiano è il favorito per il papato: un esperto di Vaticano spiega il grande vantaggio di Parolin”.
Andando con ordine, cominciando da Washington Post, questo articolo esamina la possibilità che dopo oltre un decennio di pontificato di Papa Francesco, il nuovo pontefice possa tornare a essere italiano. E i nomi sono sostanzialmente due: Zuppi e Parolin. Siamo di fronte a uno scenario con molti italiani che sperano nel ritorno di un Papa nazionale anche per il peso storico e simbolico che ciò comporterebbe. Chi tra i due allora, che poi in realtà sarebbero in tre con Pizzaballa?
Parolin, spiega il Washington Post, è visto come un candidato di compromesso, apprezzato per le sue doti diplomatiche e per la sua capacità di mediazione. Ricorda Francesco, ma più diplomatico, più curiale. Zuppi, invece, rappresenta l’ala progressista e pastorale della Chiesa Italiana, il prete di strada vicino ai poveri e ai temi sociali. Quindi più vicino a Bergoglio anche se con un approccio meno tranciante e più dialogante.
Anche Reuters parla di questi due candidati principali, pur non trascurando il peso del meno conosciuto, in Italia, Pizzaballa che da moltissimi anni vive a Gerusalemme. Come il Washington Post, l’agenzia di stampa britannica fa notare che nonostante l’80 per cento dei Papi nella storia della Chiesa sia stato italiano, è dal 1978 che la Chiesa è governata da uno straniero. A sfavore però del Papa italiano c’è il fatto che ci sono troppi candidati – tre – per troppi pochi elettori – 19 su 113 – e quindi per convergere su in Italiano i punti di forza vanno cercati altrove. Non nell’appartenenza geografica.
A sfavore degli italiani potrebbe poi giocare il fatto che la struttura amministrativa e la vita quotidiana del Vaticano sono sempre restati in mano italiana e che a questo proposito lo scandalo che ruota attorno al cardinale Becciu non gioca a favore della nostra credibilità.
Nessuno di questi due articoli ricorda, tuttavia, il vecchio detto che chi entra Papa in Conclave esce cardinale. Da non dimenticare la sicurezza che tutti avevano, nel 2013, che il Papa in arrivo sarebbe stato il cardinale Scola.
La Frankfurter Randschau, per finire, fa dire al vaticanista Nino Galetti che ha studiato a e lungo lavorato a Bonn, che Parolin, numero due della Santa Sede per quasi tutto il papato di Francesco, oltre ad avere lavorato con Bergoglio ai progetti di riforma, è ben conosciuto, in tutto il mondo, non solo dai cardinali ma anche da molti capi di stato perchè da decenni viaggia in tutto il mondo al servizio diplomatico della Chiesa.
E per Galetti, un italiano che parla dalla Germania, un Papa italiano è sempre una buona scelta.
Per rimanere sulle cose di Chiesa, anche se ben lontano dalle diplomazie del Conclave, una notizia che sta facendo il giro del mondo è quella delle suore venete del Conegliano fuggite dal convento per il caratteraccio della madre superiora. Una storiaccia che la argentina Cienradio titola “Accuse, scandalo e cinque suore fuggitive in un convento italiano dopo la morte di Papa Francesco”
Dicevamo, in apertura, del consiglio dei ministri dell’altra sera, quello in cui Giorgia Meloni – stando almeno a France Info – avrebbe conquistato il mondo del lavoro.
Stesso consiglio dei ministri, quello di mercoledì, dal quale è uscita la necessità – come titola Pagina 12 da Buenos Aires – “di chiedere l’approvazione dei genitori per i corsi di educazione sessuale nelle scuole.
Sull’argomento interviene anche Le Figaro sotto il titolo “L’Italia richiederà il consenso informato e preventivo dei genitori per i corsi di educazione sessuale”.
Altra pausa del weekend e poi si torna alla normalità. Ci risentiamo lunedì.