04 Ago Centri Albania: la storia infinita
La storia infinita dei centri albanesi: da Bruxelles la sentenza che cambia le regole. La Corte di Giustizia Europea chiede di conoscere i criteri secondo i quali i Paesi di provenienza vengono classificati sicuri. E l’incertezza resta almeno fino al giugno 2026 con l’attesa riforma UE delle regole d’asilo.
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La notizia che ha riportato l’Italia al centro dell’attenzione internazionale è quella che, finalmente – o purtroppo, secondo i punti di vista – la Corte di Giustizia Europea si è espressa su ciò che l’Italia può e non può fare nei centri albanesi per i profughi.
Il caso scoppiò nell’ottobre scorso quando, all’indomani dell’inaugurazione in pompa magna delle due strutture, i primi ospiti stranieri inviati ai centri di Gjadar e di Shnegijn vennero fatti riportare a casa dal Tribunale di Roma. Motivazione: gli egiziani e i bengalesi non potevano essere rispediti nei Paesi d’origine in quanto considerati non sicuri per la loro incolumità.
Alla reazione immediata della nostra Premier – avevamo puntati addosso gli occhi di tutta Europa – il tribunale romano chiese una sponda alla Corte Europea sulle circostanze segnalate. Il governo Italiano, da parte sua, rivide in pochi giorni la lista dei Paesi totalmente sicuri inserendo fra questi anche Egitto e Bangladesh. Ma poi alla fine: sicuri per tutti? Anche per le minoranze politiche e religiose? E per gli omosessuali? Ed è qui, come vedremo, che fa perno anche la sentenza pubblicata venerdì scorso dalla Corte di Bruxelles e che ha fatto tanto rumore.
Nel scrivono molte testate tra le più autorevoli, soprattutto anglosassoni, considerato l’interesse per questo modello Albania da parte del premier inglese Starmer. Per il nostro Ristretto prendiamo tuttavia CNN, dagli Stati Uniti, che titola: “I piani europei di inviare i richiedenti asilo nei centri offshore sono in disordine dopo la sentenza della Corte Suprema”. In altre parole i Paesi europei che speravano di imitare la controversa pratica di inviare alcuni richiedenti asilo salvati in mare in centri di espulsione all’estero hanno subito una battuta d’arresto.
Sebbene l’Italia possa ancora utilizzare i centri di reclusione in Albania – ha sentenziato la Corte di Giustizia – è necessario esaminare più attentamente chi possa essere inviato lì, per garantire che i richiedenti asilo non vengano rimandati in situazioni pericolose nei loro paesi d’origine. Più precisamente un Paese può essere considerato sicuro solo dopo essere stato sottoposto a un effettivo controllo giurisdizionale e sicuro lo deve essere per tutta la sua popolazione, compresi i gruppi vulnerabili o emarginati. Un esempio può essere quello della popolazione omosessuale che, sempre per fare un esempio, in Egitto non è certamente trattata coi guanti bianchi.
Una sentenza, questa – scrive sempre CNN – che sicuramente avrà un impatto sulle nuove normative UE in materia di asilo attese per il giugno del prossimo anno, norme concepite per dare una traccia univoca agli stati membri per stilare ognuno la propria lista dei Paesi considerati sicuri. Visto che nessuno sa, non avendo il governo italiano rivelato le proprie fonti, su quali criteri sia stata impostata la lista di dicembre ancora in vigore.
La BBC nel suo servizio precisa come la sentenza abbia affermato che i governi devono rendere pubbliche tutte le prove e le fonti per giungere alla conclusione sulla sicurezza dei Paesi di provenienza:
Una sentenza, quella di venerdì, che secondo la Deutsche Welle, nel suo articolo: “Che cosa significa la sentenza della Corte di Giustizia europea sui paesi di origine sicuri”, non si pronuncia di fatto sulla validità del modello albanese.
Intanto nei due centri al di là dell’Adriatico – sempre sottoutilizzati in questi dieci mesi da che sono stati aperti contro una spesa monstre – continuano a essere detenuti i richiedenti asilo già espulsi dal’Italia in attesa di essere rimpatriati.
Chiudiamo la questione – una questione destinata a protrarsi ancora a lungo – sempre dalla Germania con Der Spiegel che titola “Meloni rimprovera l’arcivescovo per avere criticato la sua politica migratoria”.
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Buon ascolto del nostro podcast alla scoperta delle notizie di cui vi abbiamo fornito il solo titolo. A domani