Chiesa e gay: Don’t ask don’t tell

Chiesa e gay: Don’t ask don’t tell

 

 

Si fa ma non si dice. La Chiesa Italiana apre ai seminaristi gay, purché non ostentino negli atteggiamenti e nei comportanti le loro tendenze. Praticamente non cambia nulla.

Continuano gli attacchi hacker dei filo-russi a istituzioni e aziende. Presi di mira Monte dei Paschi e Porto di Trieste. Protestano contro il sostegno dell’Italia all’Ucraina di Zelensky.

Migranti di Terza Generazione. Sempre più vicini a Francia, Germania, Svezia… Agenti feriti nelle manifestazioni per la morte di Ramy Elgami. E si diffonde sulla stampa estera la notizia delle molestie di gruppo la notte di Capodanno a Milano.

Tajani conferma: sulla cittadinanza ai ragazzi nati e cresciuti in Italia non farò marcia indietro.

Mussolini, il figlio del Secolo. Meloni fa sapere che non guarderà la serie Netflix dal romanzo di Scurati

 

 

All’estero si continua a scrivere della nostra Meloni, del consolidamento dell’amicizia politica con Trump e personale con Musk e della nostra politica estera, ma c’è una notizia che più di tutte sta suscitando l’interesse di chi ci osserva da fuori ed è la cauta, anzi cautissima apertura della Chiesa Italiana agli aspiranti sacerdoti omosessuali. Entrino pure – del resto da molto tempo i seminari sembrano essere diventati un rifugio per i ragazzi turbati dalla loro identità sessuale – ma non pratichino, non esibiscano, non si facciano portatori della cosiddetta cultura LGBTQ. Insomma, come è pratica nell’esercito americano “Don’y ask, don’t tell” [nessuno chieda, nessuno dica] o, per restare più dalle parti di casa, come cantava quella canzoncina di un secolo fa: “Si fa ma non si dice”.

Le Figaro in apertura: “La Chiesa italiana apre condizionatamente il sacerdozio ai gay”, purché non sostengano la cosiddetta cultura gay, secondo le nuove norme molto restrittive pubblicate nello scorso fine settimana dalla Conferenza Episcopale Italiana. Linee che di fatto aprono le porte dei seminari ai ragazzi omosessuali ma condannandoli, di fatto, a nascondere il proprio orientamento. In poche parole esattamente come prima.

Mentre in occidente si sono diffuse leggi che depenalizzano l’omosessualità – considera il popolare quotidiano vicino alla destra francese – la Chiesa Cattolica non ha ancora fatto un vero aggiornamento su questo tema.

Questo Papa è ben cosciente della realtà dei nostri seminari oggi, fu lui stesso la scorsa estate ad esprimersi in merito con un’espressione molto colorita [quando disse, forse senza rendersi pienamente conto, che nei seminari c’è troppa frociaggine]

Stesso argomento per ABC NET dall’Australia che titola “Il Vaticano autorizza gli uomini gay a diventare preti in Italia, ma sarà loro vietato di ostentare la propria omosessualità”

Articolo che precisa come i nuovi sacerdoti saranno ancora obbligati a mantenere il celibato e che riferisce come alcuni osservatori hanno accolto con favore le nuove linee guida definendole un grande passo avanti; e il riferimento è a quei movimenti cattolici statunitensi impegnati sul fronte delle battaglie per i diritti LGBTQ.

L’americano Daily Beast in un commento sulla questione scrive che, nonostante la decisione italiana, è altamente improbabile che in altri Paesi dove l’omosessualità non è socialmente accettata saranno seguite le nuove linee italiane.

E per chiudere la questione citiamo un articolo di Catholic Culture, dal Regno Unito, che smentisce qualsiasi tipo di nuove aperture.

Ad ogni modo davvero nulla di nuovo

 

 

Due le notizie di cronaca di un certo rilievo, riprese anche all’estero, dello scorso weekend.

“Gli hacker continuano a colpire l’Italia: banche e aziende nel mirino” titola Der Standard da Vienna.

E, come titola Euronews, gli “Scontri scoppiati nelle manifestazioni svoltesi in Italia per la morte di Ramy Elgami” . Sempre in proposito il bretone Breizh Info che scrive “L’Italia diventerà come la Francia, o come la Gran Bretagna la Svezia, la Germania… Paesi dove la giustizia e il buon senso hanno lasciato il posto al terrore antirazzista”.

Migranti sempre, e sempre più sotto i riflettori mentre, unico nel governo di cui fa parte, Antonio Tajani continua a difendere la propria proposta di integrazione degli immigrati di seconda generazione, i ragazzi nati qui.

Non a caso Gazzette Matin dalla Francia titola “Cittadinanza, Tajani: sullo Ius Italia non farò marcia indietro”.

Tajani che sul fronte diplomatico, nella sua funzione di ministro degli Esteri, come riporta Associated Press dagli Stati Uniti “Andrà in Siria per favorire la transizione post Assad”

Ancora Euronews in chiusura per parlare della nuova serie Netflix su Mussolini. Titolo “Il primo ministro italiano Meloni ha detto che non guarderà la serie su Mussolini”.

Che poi dove lo troverebbe, pur volendo vederla, il tempo per guardare le serie…

Un saluto a tutti. E a domani.