Cristiana e Francesco, quelli di Creative Motion

Cristiana e Francesco, quelli di Creative Motion

Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani, una coppia affiatata nel lavoro e nella vita, sono l’anima di Creative Motion, uno studio di produzione audiovisiva per molti versi unico nel suo genere, dai contenuti alla scelta di aprire l’attività in un’area geografica troppo a lungo ignorata dal grande business.

E quella che segue è un’intervista per conoscerli

Otto anni fa nasceva Creative Motion. Di chi fu l’idea, sulla base di quali esperienze?

Ci trovavamo in un periodo di transizione, avevamo entrambi fatto delle scelte audaci, vista la situazione lavorativa in Italia, immaginando di poter creare una dimensione lavorativa tutta nostra, in cui i nostri valori non sarebbero mai dovuti scendere a compromessi per il compiacimento, o diktat, di qualche dispotico dirigente d’azienda.

Precisamente ci trovavamo a passeggiare lungo il fiume Neckar, nella Germania meridionale, apprezzando, ma anche criticando in maniera costruttiva, la mentalità dei tedeschi, che si sa, sono estremamente organizzativi e per nulla elastici. Davanti agli imprevisti vanno in tilt e la macchina produttiva deve arrestarsi almeno 20 minuti prima dell’ora “x”.  Inoltre, sanno valorizzare al massimo quello che hanno, che sia una stradina sperduta di un luogo improbabile o la via principale del Castello di Neuschwanstein.

E noi? Perché valorizzare qualcosa che nessuno vede? A chi importa?

Ed eccoci qui, Creative Motion è nata da queste riflessioni, occupandosi non solo di tecnologia e innovazione, ma anche di cultura e subcultura di cui l’Italia è permeata, specialmente nel Sud, e che va raccontata, valorizzata, anche se ciò significa andare controcorrente rispetto al “mainstream”.

Anche la nostra Penisola a forma di stivale, d’altronde, ha un aspetto unico al mondo. Dunque perché appiattirsi omologandosi al resto del mondo o, nel nostro caso alle realtà simili a noi, anziché tutelare e incentivare la diversità come valore aggiunto?

Naturalmente, alla base, c’è anche l’incontro di competenze e qualità differenti ma complementari nei settori multimediale, artistico e informatico.

La nostra realtà è stata plasmata dalla visione condivisa sui temi della tecnologia, ambiente, diritti umani e si fa promotrice dedicando e investendo tempo e risorse.

Nelle nostre produzioni video, infatti, vi sono i documentari con cui esprimiamo il nostro valore artistico e culturale toccando e raccontando con originalità e innovazione tematiche delicate e  rilevanti per la società quali la salute mentale, il rispetto per l’ambiente,  diversità e inclusione, la guerra.

Otto anni in un mondo come quello della comunicazione, in continua evoluzione, sono un’infinità. Soprattutto se consideriamo che in mezzo c’è stato un terremoto come quello della pandemia del 2020 che ha messo sottosopra il modo di relazionarsi con gli altri. Nel vostro lavoro che cosa è cambiato?

Gli ultimi otto anni sono stati un percorso dinamico, talvolta incerto, ma anche una sfida. La pandemia del 2020 ha sicuramente stravolto le dinamiche classiche sia nell’ambito della socialità sia lavorativo, ma questo non ha sconvolto più di tanto i nostri piani trovandoci impreparati.

Senz’altro i processi di digitalizzazione si sono accelerati e questo ha portato una maggiore consapevolezza dell’importanza di essere estremamente elastici e versatili; al contempo abbiamo messo alla prova la nostra capacità di risposta al cambiamento globale garantendo sempre i nostri servizi anche e soprattutto a distanza.

In un certo senso è stata per noi un’occasione per espandere la nostra attività fuori dai confini regionali e a volte anche nazionali.

Abbiamo implementato le soluzioni più innovative: ne è un esempio il nostro servizio di live streaming che offriamo a imprese, enti e istituzioni, consentendo loro di estendere la loro visibilità online e di interagire in tempo reale con il pubblico, anche quando questo si trova geograficamente distante, persino dall’altra parte del mondo. La distanza, dunque, non viene percepita come un problema, ma come un’opportunità.

Contemporaneamente, abbiamo potenziato la nostra gamma di servizi informatici avanzati per favorire la presenza online delle aziende, un aspetto imprescindibile che richiede la digitalizzazione sia dei contenuti sia dei processi. Il tutto corredato da qualità e originalità che contraddistinguono il nostro lavoro.

Quella necessità, mi riferisco al 2020, di istituzionalizzare lo smart working che segno ha lasciato? Nelle scuole, fortunatamente, si è tornati subito alla didattica in presenza. Ma nel mondo del lavoro? E voi che supporto offrite alle aziende che vogliano adeguare le prestazioni dei loro dipendenti?

Come già detto, la pandemia non ci ha colto impreparati.

Sebbene crediamo fortemente nell’importanza del contatto umano diretto, siamo abituati a modalità di lavoro e di collaborazione ibride.

Questo ha permesso di garantire ai nostri clienti un servizio continuativo e di alta qualità, integrando dispositivi IoT e sistemi di videoconferenza avanzati, sia durante la pandemia sia nel presente.

Inoltre, abbiamo avuto la possibilità di adattare e personalizzare i nostri servizi, offrendo soluzioni su misura sia nel live streaming che nelle produzioni video e nei progetti digitali personalizzati. Questi strumenti consentono alle aziende di adeguarsi facilmente ai nuovi modelli di lavoro, alle esigenze dei loro clienti e del mercato in continuo cambiamento.

Inoltre, riteniamo che questa modalità ibrida possa aumentare la produttività delle aziende,  favorire il benessere dei dipendenti e promuovere la sostenibilità ambientale.

Il nostro impegno per l’ambiente, infatti, è una delle colonne portanti della nostra mission aziendale.

Abbiamo integrato dispositivi e sistemi avanzati per ottimizzare l’uso delle risorse, avere un ambiente di lavoro sano e ridurre l’impatto sull’ambiente: possiamo definirci un’azienda liquida sotto tutti i punti di vista.

Al centro dell’attività di Creative Motion c’è la produzione di audiovisivi e documentari su temi riguardanti la tecnologia, l’ambiente, come dicevate, e i Diritti Umani. Una scelta casuale, dettata dalla clientela che avete, o un indirizzo preciso che avete scelto. E perché?

I documentari sono per noi come una pittura impetuosa, a metà tra il ponderato e l’estemporaneo. Sono senza dubbio l’aspetto più creativo ed emozionante del nostro lavoro, nonostante siano autoprodotti, dunque richiedono uno sforzo economico da parte nostra poiché in Italia non è scontato avere accesso ai fondi pubblici anche quando l’opera è  risultata meritevole.

Con i documentari esprimiamo il nostro valore artistico e culturale, ci confrontiamo con i temi forti e imprescindibili per la società quali la salute mentale, il rispetto per l’ambiente,  la diversità e l’inclusione, la guerra. Tematiche che cerchiamo di raccontare con originalità e poesia. E naturalmente con  il  supporto della tecnologia.

Il nostro ultimo lavoro tratta della guerra ai civili, in particolare ai bambini a cui il film è dedicato, alla loro infanzia in guerra.

Il film dal titolo “Sniper Alley – To My Brother” racconta la storia vera di Džemil Hodžić, sopravvissuto a suo fratello ucciso da un cecchino, durante l’assedio di Sarajevo e vede il coinvolgimento di voci autorevoli del giornalismo italiano come Toni Capuozzo, i fotoreporter di guerra come Mario Boccia e il premio Pulitzer Thomas Hurst, attori di fama internazionale come Fedja Stukan e Jasenko Pašić.

La scelta di realizzare documentari non è dettata dalla nostra clientela, ma dalla nostra volontà e convinzione che il potere dei media può essere utilizzato per suscitare riflessioni significative e promuovere cambiamenti positivi. C’è bisogno di realtà come la nostra dove il rispetto dei diritti fondamentali della persona e dell’ambiente che ci circonda hanno valore preponderante. Ci impegniamo sempre per creare contenuti che non solo informino, ma ispirino un cambiamento importante e auspicabile.

Come mai la scelta di una città ‘di periferia’ come Pescara? La distanza dalle capitali della comunicazione non vi penalizza?

La scelta di Pescara è voluta poiché la città, a misura d’uomo, ci permette di vivere a contatto con la natura circostante, il mare, le montagne, le colline, cibo buono e ritmi decisamente meno tesi rispetto a quelli di una grande metropoli; inoltre, Pescara ha una posizione strategica. È un centro fertile con diverse eccellenze aziendali, un aeroporto ed efficienti vie di comunicazione: ferroviaria, autostradale e portuale.

Oltretutto, portare il nostro know-how nel centro Sud e Sud Italia è nostra volontà oltre che un privilegio. La nostra posizione, infatti, non ci penalizza, anzi ci consente di mantenere costi più contenuti, permettendoci di concentrare le nostre risorse sulla qualità dei servizi che offriamo. Grazie alla tecnologia, poi, arriviamo ovunque geograficamente, tant’è che tra i nostri clienti vi sono aziende presenti in tutto il territorio nazionale e anche all’estero.

Che cosa prevedete che vi chiederanno i vostri committenti nel prossimo futuro?

Prevediamo che i nostri committenti si concentreranno sempre di più sulla necessità di comunicare in modo autentico e coinvolgente. Autentico perché ormai con l’uso che si fa dell’AI, talvolta eccessivo, si sta perdendo la percezione di ciò che è finzione e cosa non lo è, nonché la capacità di comprendere, valorizzare e preservare la nostra identità.

Siamo sempre pronti comunque ad abbracciare tutte le sfide del tempo e ad adattarci alle mutevoli esigenze del panorama mondiale.

 

 

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