04 Mar Cucina Italiana: ma quale tradizione?
La bella favola della cucina italiana: un mito moderno. Tutta inventata nel secondo dopoguerra la celebre tradizione culinaria italiana. Le prime pizzerie, del resto, sono nate negli Stati Uniti.
E’ deciso: l’Italia torna al nucleare. E nessuno sa dove hanno intenzione di costruire le nuove centrali.
L’Italia della Meloni sfida la Francia di Macron? Ne è convinta una rivista francese che riconosce ai “vicini d’oltralpe” (ovvero noi) di essersi emancipati dallo status di Paese dal Club Med.
Nuovo programma italiano contro l’antisemitismo. Apprezzamento dall’Agenzia Internazionale degli Ebrei nel Mondo
Andava a 116 all’ora. Sorpresa in Germania: un turista tedesco riceve una multa per un limite di velocità superato di 0,22 chilometri orari.
La cucina italiana è tutta un’invenzione, in realtà non è mai esistita. E’ grazie a un corposo servizio della BBC, basato ancora una volta sul libro-scandalo dello storico dell’alimentazione Alberto Grandi, che oggi torniamo su questa annosa querelle culinaria. Anzi, ci apriamo.
Il titolo del servizio della rete televisiva britannica è “Non esiste la cucina italiana?” E la risposta è che nonostante la bella favola delle ricette tramandate nel corso dei secoli dalle nonne, la cucina italiana per come la conosciamo oggi non ha che qualche decennio.
La realtà è che la Penisola è sempre stata un paese poverissimo, dove in tavola si mettevano poche cose, soprattutto ortaggi e legumi; una manciata di prodotti in tutto. La carne era riservata, quando possibile, ai soli giorni di festa e la pellagra, la classica piaga della sottoalimentazione, in Italia era endemica. Quindi: ma quale cucina storica? Ciò che noi conosciamo è solo un prodotto del benessere seguito alla seconda guerra mondiale.
I piatti italiani più conosciuti – sostiene l’articolo – sono spesso piatti di ritorno. Pietanze che gli emigranti reinventarono nei Paesi di destinazione, soprattutto Stati Uniti e successivamente ritornarono. La stessa pizza, all’epoca in cui nacque, due secoli fa, nei vicoli di Napoli, non era che una crosta di pasta lievitata, tostata al forno, con una salsa di un po’ di tutto sopra – la definizione è di Carlo Collodi. Pomodoro e mozzarella furono aggiunti dagli italoamericani una volta che poterono accedere agli alimenti del benessere e non a caso fu proprio negli Stati Uniti che nacquero le prime pizzerie. Salvo poi tornare nella penisola e diventare il nostro emblema nazionale. Ed è per questo che gli studiosi chiamano “effetto pizza” qualsiasi prodotto di ritorno.
Lo stesso parmigiano-reggiano sarebbe un’altra tradizione inventata con un sapiente marketing. Fino a prima della guerra il formaggio più consumato nelle terre emiliane, oggi Dop, aveva una forma più piccola, coperta da una crosta nera, come quello che oggi si continua a produrre solo nel Wisconsin.
Alla fine nessun piatto di quelli che oggi consideriamo tradizionali italiani ha più di ottant’anni. Dalla carbonara della quale le prime ricette pubblicate risalgono agli anni cinquanta a tanti dolci, come il tiramisù, che non sarebbero potuti esistere prima dell’arrivo del frigorifero. La maggior parte delle tradizioni gastronomiche sono state inventate dai produttori di cibo, lanciate da Carsoello e poi diventate le fondamenta del nostro mangiar bene.
E un altro impulso decisivo arrivò tra gli anni settanta e ottanta quando le grandi aziende cedettero il passo alle piccole imprese e ai laboratori artigianali e vennero inventati di conseguenza i prodotti di nicchia. Fu allora che si cominciò a creare il passato. Fu allora che si cominciò a dettare regole in realtà mai esistite. Per esempio che la famosa bolognese si deve chiamare ragù e rifiuta gli spaghetti. Che pollo, o ananas, non posso andare con la pizza. Che la carbonara fa a pugni con la panna e che se spezzi gli spaghetti mi spezzi il cuore.
Dogmi inventati da creativi dell’alimentazione e che ora nessuno ha la forza di infrangere, nemmeno i cuochi della televisione.
Torniamo in noi, rientriamo nell’alveo della tradizione anche col nostro Ristretto Italiano e passiamo alla politica con la quale di solito apriamo.
Ha destato sorpresa, in diverse parti d’Europa, il nostro ritorno ufficiale al nucleare. Se ne parlava da tempo. Ora c’è il disegno di legge del Consiglio dei Ministri e si attende solamente il passaggio in Parlamento.
“Il governo italiano adotta il piano per il ritorno al nucleare”, titola Reuters -28/
Stesso argomento anche per un articolo della redazione francese di Euractiv, titolo “l’Italia reintrodurrà l’energia nucleare entro il 2030”
Restiamo in Francia per un articolo di Atlantico, sito parigino di analisi politiche, dal titolo “L’Italia di Meloni sta superando la Francia di Macron?”
Dagli Stati Uniti la JNS Org, ovvero l’Agenzia di Stampa degli Ebrei nel Mondo, accoglie con favore il nuovo piano italiano contro l’antisemitismo. Titolo: “L’Italia svela un piano per combattere il livello senza precedenti di odio verso gli ebrei”
Per chiudere c’è una notizia che si sta inseguendo su tutta la stampa tedesca; una notizia trattata come curiosità ma che indispettisce i più- E’ quella che la Schwäebische, storico quotidiano di Ravensburg, titola: “Solo 0,22 km/h di troppo: l’autovelox si rivela fatale per un turista tedesco”.
Divertitevi, se potete, e appuntamento a domani