Democratici di Carpi alle primarie: Giovanni Taurasi

Democratici di Carpi alle primarie: Giovanni Taurasi

Domenica prossima gli oltre 71mila abitanti di Carpi, che è la città delle mie radici e per questo ne scrivo, sceglieranno il candidato sindaco del Partito Democratico. Due i contendenti: Riccardo Righi, assessore all’urbanistica uscente e Giovanni Taurasi, presidente del Consiglio Comunale di qualche legislatura addietro e oggi dirigente della Regione Emilia Romagna.

 

Dopo l’intervista a Righi della settimana scorsa, ai miei lettori carpigiani propongo un incontro con Giovanni Taurasi

 

 

D – Due candidati sindaci che si presentano alle primarie del PD. Uno non tesserato e l’altro, lei, già bacchettato dalla segretaria cittadina per le critiche, non certo velate, rivolte mezzo stampa all’amministrazione uscente. Lei preferisce chiamarle, in politichese, segno di discontinuità?

 

R – Ho in tasca, da quando è nato, la tessera di un partito che porta il nome di Democratico. Da quanto mi risulta, la democrazia non tollera il dissenso, ma lo ricerca: la capacità di affermare che qualcosa non funziona come dovrebbe, che occorre modificare la prospettiva, fare meglio, cambiare, non è un fardello del processo democratico da sopportare con pazienza, ma rappresenta l’essenza stessa di tale processo. Io voglio molto bene al PD, che considero la mia casa, e al centrosinistra, che è il mio mondo: per questo sono profondamente, intimamente convinto che, quando si tiene a qualcosa, il primo dovere sia di alzare la mano per avvertire che c’è qualche problema. Non c’è peggior nemico di chi mette la testa sotto la sabbia e dice che va tutto benissimo, madama la marchesa, anche quando così non è. Perché o è assolutamente vero, oppure ci penserà la realtà a fornirgli una lezione assai sonora.

 

D – In una recente intervista alla stampa locale lei ha parlato di rivedere le priorità mettendo in cima alle sue la sanità e la comunicazione. Però il titolo della Gazzetta che ha scatenato le polemiche “ai piani alti” l’ha fatta un poco arrabbiare…

 

R – In tutta franchezza: mi pare che, se vuole cercare una certa suscettibilità, debba rivolgersi da altre parti. In queste settimane io ho intrapreso un percorso splendido, stimolante, che mi ha riempito di entusiasmo, incontri, scoperte. Sono grato ai cittadini e veramente elettrizzato, anche emozionato. E per tutto questo dovrei arrabbiarmi? Al contrario: dico grazie! In quanto alle priorità, sì, credo che vadano riviste: e prima che di comunicazione, ho parlato di sicurezza, sanità e ambiente. Poi viene anche la comunicazione, naturalmente, ma che afferisce più a un tema di metodo. Dobbiamo ascoltare di più la comunità. Voglio dire che la comunicazione deve essere bidirezionale e non unidirezionale. Deve essere orientata a favorire la partecipazione e il dialogo con i cittadini e a promuovere la città. Per questo credo che l’assetto attuale della comunicazione sia da rivedere, e che la figura di un portavoce, che non c’era mai stata prima di quest’ultimo mandato, non mi pare necessaria. Non è una questione personale, ma proprio perché vorrei cambiare l’approccio del comune. Non si tratta di promuovere amministratori pro-tempore, ma la città stessa.

 

D – Sulla sanità, allo sfascio non per ragioni locali, che cosa può fare un’amministrazione comunale?

 

R – L’assistenza sanitaria pubblica garantita a tutti senza differenza sociale o di censo è stata la principale conquista civile della nostra democrazia. La qualità raggiunta nella nostra Regione e nei nostri territori ci porta, come dimostrano i dati, in testa alle classifiche e graduatorie di ogni ricerca. Ma purtroppo i problemi della sanità sono rilevanti, frutto di scelte politiche nazionali: la progressiva riduzione di finanziamenti nazionali, di investimenti e di personale, con la fuga di medici, infermieri e personale sanitario verso il privato, la lunghezza delle liste d’attesa per le visite specialistiche e i tanti problemi di presenza di presidi sanitari, stanno compromettendo la qualità del nostro sistema. Occorre difenderlo da un lato e dall’altro innovare e riqualificarlo, anche ripensando i servizi e modalità di accesso, salvaguardando però sempre il suo carattere universale. Il reperimento di personale sanitario non è di competenza del Sindaco e dell’Amministrazione, ma dell’Azienda USL che opera a livello provinciale. Il Sindaco e l’Amministrazione possono e devono influire sulle scelte di attribuzione del personale nei diversi distretti, non in una logica di contrapposizione, ma di rete con i territori limitrofi, evitando l’isolamento che a volte ha caratterizzato l’azione di questi anni. Come fare per mantenere alti i livelli di qualità del SSN in una situazione di risorse calanti? Un terzo degli esami diagnostici che vengono fatti non hanno una reale base scientifica, ma vanno ad intasare un sistema già ingolfato. Per questo la prima parola che dobbiamo applicare è “appropriatezza”. Il SSN si dovrà sempre di più fare carico di ciò che ha valore di appropriatezza scientifica, consentendo a tutti i propri cittadini di poterne usufruire. Poi occorre investire nella medicina di prossimità e sulla domiciliarità e creare strutture intermedie fra il domicilio e l’ospedale, con contenimento dei costi e erogazione di servizi appropriati. Ne consegue un rapporto sempre più stretto fra Ospedale e Territorio, coinvolgendo i medici di medicina Generale, anche grazie alle nuove tecnologie quali ad esempio la telemedicina, la possibilità di fare esami presso il domicilio. Per quanto riguarda la sanità il sistema dei servizi sta lavorando parecchio in questa direzione, e dobbiamo proseguire.

 

D – Specialista in attività culturali come posizione oggi ricoperta in Regione Emilia-Romagna e per formazione. Come valuta Carpi sotto questo profilo?

 

R – A Carpi abbiamo uno dei sistemi memoriali più importanti d’Europa, con il Campo di Fossoli e il Museo Monumento al Deportato. Poi ci sono tanti contenitori che andrebbero riempiti di contenuti. Penso ad esempio all’ex mercato coperto o al recupero di un centro sociale per dare vita alla Casa delle culture. Il contenitore principale da riempire di contenuti è però Palazzo Pio, che è centrale in una strategia di valorizzazione e attrattività del centro e del turismo e insieme all’ex Campo di Fossoli può essere un polo culturale con ambizioni europee. Può diventare, secondo quanto già delineava il progetto Gherpelli di ormai 20 anni fa (che non ha perso da questo punto di vista la sua attualità), da un lato il punto di riferimento dell’identità storica cittadina, e dall’altro motivo di richiamo nazionale ed internazionale. Magari con particolare attenzione all’arte contemporanea. Propongo di costruire un Obiettivo culturale di comunità, per saldare intorno ad un progetto collettivo tutte queste realtà. Potremmo tirare un filo rosso che lega la storia culturale del Rinascimento carpigiano ed arriva sino a noi. Pensiamo ad esempio a figure del nostro Rinascimento, come Aldo Manuzio, tra i principali e primi editori dell’età moderna, precettore di Alberto Pio che rimase a lungo a Carpi, al Festival del Racconto, una delle proposte culturali più significative della nostra città, alla qualità delle nostre biblioteche (sia la Loria che il Falco Magico)… Se ci pensiamo, sul tema del Libro potremmo costruire uno straordinario obiettivo di comunità, candidando, legittimamente, Carpi a Capitale italiana del Libro. Ma non si tratterebbe solo di questo o di raccogliere i significativi finanziamenti che tale obiettivo, se raggiunto, metterebbe a disposizione. Il punto è costruire un progetto culturale che sedimenti cultura e promuova cittadinanza e coesione. E se si raccoglie intorno a questo progetto il mondo della cultura carpigiana, le scuole, gli istituti culturali, l’associazionismo, le librerie locali e tutti coloro che possono contribuire e riconoscersi in tale obiettivo da realizzare nel corso del mandato, daremo vita ad una stagione ci collaborazione e co-progettazione che promuoverebbe l’intera comunità.

D – C’è il rischio concreto che dopo ottant’anni di amministrazioni rosse Carpi possa essere conquistata dalle destre? Che cosa è cambiato nel tessuto sociale di una città che ha sempre scelto sindaci di sinistra?

R – La nostra città sta cambiando profondamente, dal punto di vista demografico, economico, sociale e culturale e la trasformazione genera sempre inquietudine. In questo scenario le forze politiche si posizionano diversamente. Il centrosinistra deve intercettare i comprensibili sentimenti di preoccupazione per il futuro, comprenderli e trasformarli in speranza. Il cambiamento non è avvenuto ovviamente solo a Carpi, ma in Italia. E si può dire che sia cambiato tutto. Ma alle nuove domande, la destra fornisce risposte vecchie, anzi vecchissime. Che sanno di chiuso. Si va incontro al futuro con speranza e coraggio, non illudendosi di un impossibile ritorno al passato. Diciamolo chiaramente: la Carpi degli anni 80 del Novecento non tornerà più. Ma chi ha detto che non ne possa nascere un’altra, altrettanto bella? Non è al 1980 che dobbiamo pensare, ma al 2080!

D – Quanto pesa oggi il Partito nella scelta degli amministratori? Contatti con la Schlein, o Bonaccini ne ha avuti?

R – Repubblica mi ha attribuito il sostegno del Presidente Bonaccini. Non so se sia vero, ma anche la sola supposizione mi onora. In ogni caso, con Stefano, che conosco e stimo da trent’anni, abbiamo in comune una cosa: l’orgoglio di avere in tasca la tessera del PD da sempre. Elly la conosco meno. Ho avuto modo di conoscerla quando era vicepresidente in Regione. Ovviamente stimo anche lei. In ogni caso io la mia campagna la sto facendo da solo, con a fianco le tante persone che si stanno attivando in queste settimane.

D – Di che cosa ha bisogno la Carpi del prossimo quinquennio? Che cosa farà nei primi cento giorni da Sindaco?

R – Nei primi cento giorni farò quello che farò anche in tutti quelli successivi: ASCOLTO, DIALOGO, DECISIONE. Credo che di questo abbia bisogno Carpi anche nei mesi successivi. Il resto, ma sarebbe troppo lungo da dire, è quello che ho scritto nel mio programma che trova sul sito taurasipercarpi.it L’ho formulato ascoltando cittadine e cittadini, associazioni, partiti. Lì troverà in ben 22 pagine di cosa penso, anzi pensiamo, abbia bisogno Carpi.

D – Di quali, di chi tipo di collaboratori si affiancherà nel caso? La squadra c’è?

R – Con estrema chiarezza: non ho promesso niente a nessuno. Chi mi darà fiducia, lo farà unicamente sulla base delle idee e delle visioni del programma, e non perché si aspetta qualche ruolo successivamente. I criteri li ribadisco: competenza, e politica come servizio. Gli assessori devono provenire dal mondo del lavoro. Perché questo è un incarico pro tempore, e dopo averlo portato a termine ognuno dovrà tornare a fare ciò di cui si occupava precedentemente. Come il sottoscritto. Questa mia affermazione ha suscitato, mi pare, qualche reazione stizzita: io non mi riferivo alla Giunta attuale, ma avanzavo un ragionamento generale. Una persona più maliziosa di me direbbe che c’è qualcuno che ha la coda di paglia, ma sinceramente mi importa poco. Se affermare che la competenza e il servizio devono essere due criteri imprescindibili dell’azione amministrativa offende qualcuno, significa che c’è un problema. Non in chi afferma due principi che dovrebbero essere scontati: in chi se la prende.

 

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