Dietro le quinte del lusso: una vergogna nazionale

Dietro le quinte del lusso: una vergogna nazionale

 

Il lusso della vergogna. Inchiesta di Reuters sui laboratori dove vengono sfruttati gli immigrati clandestini che lavorano per il Made in Italy. Una rete di appalti e subappalti dove i diritti dei lavoratori sono sconosciuti.

Il Paradosso della strategia industriale italiana raccontato da Politico: parlando di rivitalizzazione e sostenibilità e sono autorizzati a delocalizzare.

Tutta la Val Di Sole contro il ripopolamento degli orsi. Dopo il referendum gli abitanti del Trentino chiedono di essere ascoltati a Bruxelles.

Là dove c’era i dinosauri. Il disgelo restituisce nuovi tesori dell’archeologia. Tracce di rettili e anfibi antichissimi scoperte sui monti della Val d’Ambria, tra Lombardia e Svizzera.

E dai fondali del mare prospiciente la Sicilia emerga una collezione di 40 giare di epoca romana perfettamente allineate e conservate

 

 

In primo piano oggi  una piaga italiana, purtroppo fuori dal tempo perché sempre presente, che è quella dello sfruttamento sul lavoro.

Le inchieste giudiziarie sulle grandi firme della moda si sono susseguite negli ultimi mesi in Italia con le indagini che, come ricorderete, hanno portato  Dior e Armani in amministrazione controllata. Oggi facciamo appello a  di un servizio della Reuters che ha mandato i suoi inviati in Toscana per fare un po’ di luce su quello che accade nei laboratori della regione.

“Come i lavoratori migranti soffrono per realizzare il Made in Italy” scrive nel titolo l’agenzia di stampa britannica che prende lo spunto da una manifestazione di un paio di mesi a Ginevra dei lavoratori occupati dagli appaltatori della Montblanc. Operai che hanno perso il lavoro quando la loro Z production ha perso la commessa dopo avere migliorato le condizioni dei propri dipendenti. “Montblanc ha rescisso il contratto perché abbiamo ottenuto di lavorare otto ore al giorno, cinque giorni la settimana e con contratti regolari” dicono i rappresentanti sindacali anche se l’azienda svizzera nega parlando di mancato rispetto degli standard pattuiti con l’appaltatore. Condizioni simili, insomma, a quelle venute alla luce nei laboratori milanesi di Dior, Armani e Alviero Martini.

Che cosa ha scoperto, dunque, l’inviato di Reuters? Per esempio che i laboratori del “dietro le quinte del lusso” impiegano migranti clandestini senza alcuna esperienza pregressa nella lavorazione della pelle, per realizzare i prodotti di alta gamma. Un impiegato italiano che ha fatto il fattorino fino a un paio di anni fa ha dichiarato che lui, in quanto italiano, era l’unico contrattualizzato in chiaro e che quando alle diciotto lui staccava nessun altro smetteva di lavorare. Dice che in Toscana questa è la regola e che la responsabilità è che sono i grandi marchi a imporre i prezzi ai contractor. Hanno bisogno di laboratori fisicamente in Italia, per potersi dichiarare Made in Italy, ma a prezzi tali che solo i laboratori del terzo mondo possono applicare, Quelli che poi potevamo cercare di fare fino a 55 anni fa, quando arrivò lo Statuto dei Lavoratori”.

Secondo la ricostruzione, quindi, i marchi si appoggiano a una rete di appaltatori che, al bisogno, attivano altri subappaltatori nei periodi in cui la domanda cresce.

Sempre sul mondo del lavoro segnaliamo un altro articolo inchiesta di Politico sul “Paradosso della strategia industriale italiana”.

Di spalla, come si dice in gergo giornalistico per indicare il secondo argomento più importante del giorno, ci siamo tenuti un servizio del Guardian, sempre da Londra, sul recente referendum tenuto in Val di Sole, in Trentino, sul ripopolamento degli orsi. Un plebiscito per dire “adesso basta”: “Come un attacco mortale di un orso ha spinto un comune italiano a protestare contro il rewilding”

Restiamo al Guardian, e restiamo sulle Alpi Italiane, per parlare dell’ “Escursionista che ha scoperto la prima traccia di un intero ecosistema preistorico nelle Alpi italiane”.

E volendo restare in tema di archeologia ecco qui una copia del Miami Herald che parla di una speciale scoperta sottomarina. Titolo “I pescatori individuano qualcosa che spunta dal fondale marino: ecco la scoperta di un antico reperto raro in Italia”.

Un tocco kitsch per concludere, rimanendo alle cose italiane di duemila anni fa. Ne scrivono molti giornali esteri fra i quali la Frankfurter Rundschau che cito oggi. Titolo “Nuova attrazione turistica:l’Italia sta facendo rivivere uno spettacolo antico. I locali sono indignati”

 

Buon ascolto a tutti e a domani