Dirsi antifascisti. Un assurdo braccio di ferro tutto italiano.

Dirsi antifascisti. Un assurdo braccio di ferro tutto italiano.

Il quotidiano tedesco Welt propone un’analisi molto interessante su come, a differenza della Germania, l’Italia non abbia mai regolato i conti col proprio passato fascista.

“Quello che Giorgia Meloni non ha voluto sentire alla televisione nazionale” è il titolo di un servizio che parte dal caso Scurati e dal fatto che il monologo maldestramente censurato è stato diffuso in ogni modo e in ogni luogo in una sorta di  di staffetta della conoscenza.

Solo un punto di partenza per un servizio che spiega come, nonostante ogni città italiana abbia una via che si chiama 25 aprile e una piazza intitolata a Giacomo Matteotti, noi quel ventennio non l’abbiamo mai processato e digerito come avremmo dovuto.

I tedeschi che a scuola hanno studiato tre volte il nazionalsocialismo, e che da decenni parlano apertamente di quel passato, trovano difficile immaginare una cosa del genere. In Germania – continua  Welt – la questione della colpevolezza e della vergogna non sono da molto tempo in discussione; gli italiani invece  sono da sempre abituati ai cambi di casacca e lo dimostrano anche in questo.

Prima tutti fascisti, dopo il 25 aprile tutti antifascisti, con i discendenti di Mussolini che hanno sempre occupato posti di potere anche nel dopoguerra in un modo che in Germania sarebbe stato impensabile per gli estremisti di destra. In Italia ancora oggi il Vittoriale, la tenuta di D’Annunzio sul Lago di Garda, viene presentata in modo agiografico; in Italia ancora oggi puoi acquistare souvenir con il busto del Duce, il vino del Fuhrer apertamente. In Germania sarebbe semplicemente impensabile, come una bestemmia.

Il fatto che in Italia governi un cosiddetto partito postfascista – continua l’articolo – in Germania ha destato preoccupazioni non esclusivamente politiche, anche fra le persone comuni. Non sanno, in realtà, che l’elettore italiano è un disilluso, ha cambiato mediamente un governo all’anno negli ultimi ottant’anni, e se la Meloni è arrivata al potere è solo perché è l’unica che non aveva ancora governato. La Meloni figura bene, in realtà, soprattutto sul fronte della politica estera a differenza di altri nazionalisti europei: è pro Ucraina e non pro Putin, ha abbandonato gli atteggiamenti euroscettici ed è trattato con grande rispetto dagli altri capi di Stato.

Sul fronte interno Meloni e i suoi dirigenti sono infuriati contro l’egemonia della sinistra nei settori culturali e mediatici, una rabbia anche giustificata, ma si può rispondere a un’egemonia con una contro egemonia? Ci si assicura il potere occupando personalmente i mezzi di produzione culturale e informativa?

 

 

Sono ancora una volta i discorsi legati al fascismo, all’antifascismo, a questo governo e all’occupazione, vera o presunta, della Rai che tengono banco sulla stampa estera quando parla di noi.

Numerose testate riferiscono dello sciopero indetto dai giornalisti del servizio pubblico in risposto agli ultimi fatti. Come Barron’s che titola “Giornalisti della TV pubblica italiana scioperano per l’ingerenza politica”

Un solo altro articolo estero recensito nel podcast di oggi. Ci spostiamo in Austria dove Der Standard racconta la storia del “Pensionato che per una vita ha ripulito dalla spazzatura il Lago di Garda e ora si trova a dovere pagare una multa per questo”

Quando la burocrazia è cieca. Ascoltate un po’ che cosa succede a Desenzano. Ci ritroviamo lunedì