GIOSTRA E’ IL MIO NOME. VI CANTO IL PARKINSON.

GIOSTRA E’ IL MIO NOME. VI CANTO IL PARKINSON.

Giostra è il nome d’arte. “Da bambino sono stato bullizzato” ci racconta il rapper Lucio Perrone.  Oggi vi canto il Parkinson di mia madre, il nostro dolore.

Giostra

Salentino di origine, Luinese di formazione, Lucio Perrone, in arte Giostra, irrompe sul web col video di un rap su ciò che significa dovere avere improvvisamente a che fare con la Malattia di Parkinson. 29 anni, un lavoro al Tribunale di Varese come fonico, Giostra fa musica da quando era un ragazzo.

Il caso ha voluto che Lucio incrociasse la mia pagina web ed eccoci qua a condividere le cicatrici di chi, in un qualche modo, ha o ha avuto a che fare col “morbo”. Per entrambi un genitore.

Terapia Rap

D – Quando e perché hai scritto questo rap? Per quale ragione lo hai intitolato “James P”?

R – Lo ho scritto circa tre anni fa. Dopo che fu conclamata la malattia in mia madre. All’ inizio ero deluso e arrabbiato col mondo, poi però, pensai “ok, il rap è una forma di denuncia”. Io denuncio il malessere di queste persone. Perché vedo molta indifferenza e poca informazione sulla malattia.
Il titolo deriva da James Parkinson, neurologo britannico che scrisse un diario personale /libro, dal titolo “Il trattato della paralisi agitate”. Nel trattato elencò tutti i disturbi e i sintomi che causa questa malattia, in quanto lui stesso se ne ammalò. Il cognome lo ho messo puntato perché, per tutto il brano, ho voluto lasciare il dubbio su chi fosse James. Quest idea, l’ ho avuta guardando il film vi presento Joe Black.

La mamma e il Parkinson

Durante le prove

D – La mamma come ha reagito? Si è prestata volentieri al video?

R – Mia mamma mi ha sempre supportato nella musica e, allo stesso tempo, invitato a tenere i piedi per terra. Per il video è stata contenta di apparire, si è sentita presa in considerazione, vuole sempre essere al centro dei miei progetti. A volte anche troppo 😂. Ma è per paura di perdermi secondo me.

D – Che cosa ha cambiato nella tua vita la malattia di tua madre? La musica è in un qualche modo una terapia?

R – Nella mia vita tutto. Queste cose sembra che capitano sempre agli altri. Poi, quando tocca a te, tiri fuori una rabbia costruttiva, una grinta che non sapevi di avere. Quando ho realizzato bene che cosa davvero fosse questo problema, ho iniziato a entrare nell’ ottica che ora devo vivere due vite. La mia e quella della mia mamma. È stata dura, ma ora ci sto riuscendo. La musica ci sta aiutando tanto, mia madre è finita in varie associazioni grazie alla mia canzone, stiamo cercando addirittura di aprire una piccola palestra come volontari col sostegno del Comune. Ha conosciuto molti amici.

 

La musica contro il bullismo

D – Con la musica si riesce a essere più forti anche nel proprio ambiente? Nel proprio gruppo di amici?

R – Si secondo me si. Ti racconto questo, da piccolo sono stato bullizzato. Quando ho iniziato a fare rap, molti mi deridevano, ora però iniziano a crederci anche loro. Qualcosa è cambiato, sarà stata la determinazione la voglia di rifarmi nella vita. E anche tra i miei amici tanti mi vedono un po’ come un leader, mi fa quasi strano dire una cosa del genere perché sono davvero molto umile.

Chiedo un abbraccio

D – Web a parte, dove le visualizzazioni si moltiplicano, le tue canzoni sono state prese in considerazione? Quali sono i tuoi progetti?

Si le mie canzoni sono state prese in considerazione da diverse persone ed eventi. Soprattutto James P. che molti definiscono il mio cavallo di battaglia. I miei progetti sono di fare musica che arrivi al cuore, ad un pubblico adulto; che un domani le persone, oltre che pagare biglietto, vorranno abbracciarmi. Perché le ho fatte commuovere. E poi anche qualche canzone allegra voglio farla. Infatti faccio anche teatro e sono un amante del cabaret. Per i progetti futuri a livello concreto, sto pensando a un disco, dove ci saranno tracce di vario genere musicale. Ci sto lavorando però con molta calma, voglio che sia perfetto.

Ciao Lucio. A presto. Per un abbraccio.