Giungla Regina Coeli: in cella il doppio dei detenuti previsti

Giungla Regina Coeli: in cella il doppio dei detenuti previsti

 

 

Inferno carceri italiane. Wall Street Journal a Regina Coeli: questa è una giungla. Mancano acqua calda, elettricità e la luce del giorno. E i suicidi, tra carcerati e guardie, hanno raggiunto cifre record

Non solo carceri. La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo condanna l’Italia per i ricoveri psichiatrici forzati. Un paziente legato al letto per otto giorni consecutivi prima che arrivasse una terapia.

Turisti ovunque. A Roma l’invasione quotidiana sta cambiando il volto della città. 35 milioni di presenze annue destinate ad aumentare col Giubileo. E gli appartamenti in affitto per i romani spariscono fagocitati dal business degli airbnb

Intanto Pompei adotta il numero chiuso. Non più di 20mila biglietti al giorno per visite gli scavi. Domenica 5 novembre i visitatori sono stati 36mila.

Cultura. Il ministero perde i pezzi. Se Giorgia Meloni voleva cancellare l’impronta della sinistra per ora si è limitata a licenziare i direttori di musei e istituti.

Centro albanesi. Tanto rumore per così poco. Fino a ora due traversate per un totale di sette reclusi.

 

 

 

Inferno carceri italiane in primo piano. Come per i minorenni napoletani violenti, dei quali ci siamo occupati venerdì scorso, un’altra sfida persa di Giorgia Meloni e del suo governo. Al punto che Barron’s, il settimanale del Wall Street Journal, dedica un servizio a Regina Coeli dal titolo “Una giungla: la prigione di Roma mette a nudo i mali delle carceri italiane”.

Una struttura vecchia e fatiscente, nel cuore di Roma, a Trastevere, sotto la terrazza del Gianicolo, dove ogni giorni più di 1150 uomini vengono stipati in un luogo che ne può accogliere non più di 628. Un posto dove manca tutto, dall’acqua calda per le docce, all’elettricità, alla luce del giorno. Con una guardia carceraria che al giornalista dice “Nessuno che non sia dentro non potrà mai capire. E’ indescrivibile”. E l’aumento del tasso di suicidi è inevitabile.

Tutti i governi che si solo alternati negli ultimi decenni, e si sono alternati tutti, hanno preso al massimo provvedimenti tampone nei momenti di emergenza; nessuno ha mai affrontato i gravi problemi strutturali. E anche la promessa di ristrutturazione fatta da Giorgia Meloni nel suo discorso di insediamento, due anni fa, al momento è lettera morta. Da allora la situazione è ulteriormente peggiorata. Anzi, con i nuovi reati istituiti in questi due anni, e i ritardi cronici dei tribunali, andrà sempre peggio. Prigioni dove aumenta tra l’altro il numero dei detenuti con problemi psichici o di tossicodipendenza che nessun’altra struttura vuole. In Italia sono stati 77 i suicidi nei primi dieci mesi del 2024 più sette guardie carcerarie. Perché questa situazione intossica pure loro.

Regina Coeli – continua l’articolo newyorchese – è un ex convento del diciasettesimo secolo convertito in carcere alla fine del 1800. Durante il fascismo ospitò gli antifascisti e gli eroi della resistenza. E benché questo carcere dovrebbe ospitare solo i detenuti in attesa di giudizio, quindi per periodi ipoteticamente brevi, oggi il venti per cento di chi vi è rinchiuso è stato condannato in via definitiva. Dovrebbe cioè trovarsi nell’altro carcere più moderno di Rebibbia, a Roma Est, meglio attrezzato per lunghe carcerazioni.

Ci sono giovani che tra una cosa e l’altra dentro a Regina Coeli ci sono stati anche per cinque anni – conclude il servizio di Barron’s. Un individuo trattato in questo modo per cinque anni come ne potrà uscire dopo cinque anni?

E sempre in tema di detenzioni il sito francese ViralMAG riferisce della “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo che ha condannato Italia e Ucraina per ricoveri psichiatrici forzati”

Altro tema, altra emergenza! Questa, per fortuna, senza aspetti drammatici, ovvero il sovraffollamento turistico che ha indotto Euronews a pubblicare un articolo intitolato: “Sta cambiando il volto della città: i residenti raccontano come l’overtourism stia influendo sulla cultura di Roma”

Sempre turismo. Da Pompei il direttore degli scavi, Gabriel Zugtriegel, fa sapere che contingenterà il numero degli ingressi giornalieri. BBC titola “Pompei limiterà il numero di turisti giornalieri a 20mila”.

Siti culturali, appunto, e qui arriva lo schiaffato di France Info, tv parigina, che fa un servizio su “Giorgia Meloni che fatica ancora a imporre la sua impronta nel mondo della cultura”.

Oggi la politica l’abbiamo tenuta per la conclusione e la affidiamo al Washington Post che titola “Uno degli otto migranti deportati con secondo viaggio in Albania è rientrato in Italia”.

Buon ascolto a appuntamento a domani

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