Greenwashing: l’Italia blocca la legge europea

Greenwashing: l’Italia blocca la legge europea

 

 

Italia, marcia indietro sull’ambiente. Roma blocca di fatto la legge anti greenwashing. La nostra uscita dai negoziati congela di fatto la storica direttiva europea contro le dichiarazione ambientali ingannevoli.

Fermi al palo anche sulla’energia eolica marina:130 progetti bloccati dalle incertezze del governo. Il settore offshore attira investitori ma resta ostaggio della burocrazia.

Spese militari: il dilemma tra difesa e welfare. Roma fatica a raggiungere il 2 per cento richiesto dalla Nato. Il rischio è quello di sacrificare scuola, sanità, assistenza.

Tra pizza, figli e latin lover i miti italiani sotto la lente tedesca. Cifre che tra l’altro sfatano le qualità amatorie del maschio italico.

 

 

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Che cosa si scrive di noi all’estero? Sulle guerre, sulla guerra in Iran effettivamente poco, i protagonisti sono altri, ciò che Meloni dice in questo frangente per gli osservatori stranieri è poco significativo. Qualcuno della stampa estera ha ripreso le parole pronunciate alle Camere, prima della partenza per il vertice Nato, ma niente di che.

C’è invece, sotto sotto, quatti quatti, un’altra operazione della destra italiana che non è sfuggita agli osservatori europei, ed è l’improvvisa marcia indietro dell’Italia sui temi ambientali.

Mi spiego facendomi aiutare da Politico, da Bruxelles, che titola “I Paesi della UE abbandonano i colloqui anti-greenwashing dopo il ritiro dell’Italia”. Le guerre in corso sembrano cancellare tutti i passi avanti che erano stati fatti sulla protezione del pianeta.

In questo caso – lo dico dal momento che non tutti sanno che cosa si intenda quando si parla di greenwashing – si tratta di verificare che tutte le aziende che promuovono i loro prodotti usando tematiche verdi, facendosi belle con la sostenibilità, poi queste cose le facciano davvero. Il tentativo era quello di metterle con le spalle al muro. Ma tutto è andato all’aria. Una legge storica della UE che punisce le aziende che rilasciano dichiarazioni ambientali fuorvianti è praticamente morta. Il rappresentante italiano in commissione ha dichiarato che il nostro Paese non la appoggerà più invitando la commissione a fare lo stesso. Anche perchè senza l’Italia mancano i numeri.

Il casus belli, a quanto capisco leggendo i documenti, riguarda l’inclusione delle microimprese nel campo dell’applicazione delle norme. Aziende che non avrebbero la forza di dotarsi di appositi uffici in grado di fornire le prove a supporto di qualsiasi dichiarazione ambientalista. Come se poi fosse necessario invocare la sostenibilità ambientale per vendere una maglietta di cotone o un chilo di pasta.

 

 

 

Un’altra notizia a carattere ambientale la pubblica Le Marin, giornale francese specializzato nel settore marittimo ed energetico. Titolo: “In Italia numerosi progetti eolici sono frenati dalle esitazioni del governo”.

Parlando delle guerre dalla Francia abbiamo un articolo di Les Echos intitolato “In Italia la spesa militare sta mettendo a repentaglio le già fragili finanze pubbliche”

Ha riscosso una eco internazionale la scomparsa di Arnaldo Pomodoro. Europe1, dalla Francia, titola “E’ morto a 99 anni Arnaldo Pomodoro, l’artista che scolpì l’anima dell’Italia”

Turismo. Da Istanbul Bundle fa sapere che “la Turchia ha raggiunto un successo storico nel turismo: è diventata il quarto Paese al mondo più visitato superando l’Italia”

Sempre turismo. Dalla Germania la Frankfurter Rundschau ci fa sapere che il Comune di Varenna, sul Lago di Como, applicherà un biglietto giornaliero di cinque euro a tutti i non residenti che vi passeranno qualche ora.

E per chiudere ci siamo tenuti alcuni dei luoghi comuni più resistenti sulla’Italia. Li pubblica, sempre dalla Germania, Reise Reporter. Titolo: “Pizza, bambini e amore: i più grandi equivoci sulla’Italia”

Buon ascolto e buon divertimento. A domani