Il Duce, Scurati e viale Mazzini

Il Duce, Scurati e viale Mazzini

La televisione pubblica italiana cancella un monologo di uno scrittore sulla liberazione dell’Italia dal fascismo

Una non notizia come questa, che in condizioni normali non sarebbe diventata una notizia nemmeno in Italia, è stata rilanciata tra sabato e ieri dai giornali di mezzo mondo. Il titolo che vi ho letto ora è del quotidiano spagnolo Diario Publico, ma la troviamo su molte altre testate internazionali; addirittura in Argentina.

Di che cosa si tratta lo sapete: con l’avvicinarsi del 25 aprile ,sono molti i programmi radiotelevisivi che celebrano la liberazione degli Italiani dal ventennio fascista, e dai diciotto mesi di occupazione nazista, e tra gli altri anche Chesarà di Serena Bortone su RaiTre.

Ognuno celebra a modo suo, loro avevano incaricato lo scrittore Antonio Scurati, Premio Strega per la biografia romanzata di Mussolini, di preparare e leggere un monologo. Contratto fatto, tutto fatto compresi i biglietti del treno e la notte in albergo prenotati, quando dalla direzione di viale Mazzini è arrivato il niet. Scurati non andrà in onda.

Nessuno ha voluto ammettere che si trattasse di una censura sul testo, che ora vi citeremo per sommi capi; piuttosto hanno preferito attaccarsi a una ridicola questione legata al compenso, peraltro di 1800 euro lordi, perfettamente in linea col mercato, se non addirittura basso. E la Meloni che, evidentemente sorpresa e irritata dalla capacità dei funzionari a lei vicini di coprirsi di ridicolo, si è trovata a dover pubblicare lei stessa il testo del monologo che, molto pesantemente, prende di mira proprio lei.

Il monologo, dicevamo. Un intervento nel quale il popolare scrittore parte dall’agguato e dell’accoltellamento mortale del deputato socialista Giacomo Matteotti nel giugno di cento anni fa, dall’ipocrisia con cui il Duce finse di voler perseguire un delitto del quale era perfettamente a conoscenza per arrivare, attraverso i momenti più duri dei vent’anni che seguirono, all’oggi del governo Meloni. Un governo che non ha mai rinnegato del tutto l’esperienza fascista e che ancora oggi è guidato da una donna che, nonostante la Costituzione su cui ha giurato, non ha ancora trovato la dignità di dichiararsi antifascista.

Un discorso duro ma non certamente inedito né pericoloso, che il pubblico di Chesarà non ha potuto ascoltare dalla voce dell’autore ma che, alla fine, dopo il fuoco delle polemiche, ha sentito dalla voce della conduttrice. E ha letto in ogni dove dal momento che, proprio per questa mossa maldestra, è diventato virale anziché rimanere limitato al quella sparuta platea di telespettatori che seguono Chesarà alle 20.15 del sabato sera. Programma che fa poco più del tre per cento di share.

E c’è da giurare che non tutto finisce qui. Anzi, proprio oggi a viale Mazzini comincia la resa dei conti, visto che per di più il CDA è prossimo al rinnovo.

Anche per queste beghe piccole piccole si finisce per parlare di noi fuori dai nostri confini. E pensare che sarebbe bastato chiedere alla Bortone di chiamare un altro intellettuale del suo peso a equilibrarlo in trasmissione. Come si è sempre fatto.

 

 

Con la cultura questa destra italiana oggi al governo un problema, in effetti, lo ha sempre avuto. Se anche una testata internazionale dello spettacolo, autorevole come Variety, titola “Il governo italiano di destra esita e ritarda gli incentivi fiscali sulla produzione cinematografica”

Parlando del tempo Dall’altro emisfero, da Buenos Aires, El Clarin titola “Il cambiamento climatico sconcerta l’Italia: dopo l’ondata di caldo record il Paese è ora colpito da una tempesta di grandine, neve e vento”.

Turismo, ora,  con il ritorno su tutta la stampa europea degli articoli sull’Italia delle vacanze. Perché l’Italia, come e più della Spagna e della Grecia resta la destinazione regina di tutti i vacanzieri del continente. Oltre che degli americani.

Ecco quindi che la Frankfurter Randschau dedica un servizio a “Regole più severe e prezzi più alti: diverse regioni turistiche in Italia si stanno mobilitando contro il turismo di massa”.

Dalla Francia, invece, Le Soir, rivela ai propri lettori le bellezze di tre destinazioni italiane ancora quasi segrete e lontane dalle folli folle.

Chiudiamo con la ricetta di un singolare tipo di pasta che il Diario di Mendoza, dalla lontana Argentina, suggerisce cole “Il piatto più famoso d’Italia da preparare un mezz’ora”. Cosa che non credo proprio, quella della fama di queste penne”.

 

Per noi il risultato è un po’ singolare. Chissà se a voi provocano qualche tipo di acquolina… Buon ascolto