La polvere rossa che uccide Taranto poco a poco

La polvere rossa che uccide Taranto poco a poco

Ristretto Italiano è il podcast che ogni giorno vi racconta l’Italia vista da occhi non italiani. Una rassegna quotidiana di ciò che la stampa estera racconta di noi.

Come fa il Guardian che da Londra racconta come va la vita a Taranto, nell’estremo Sud dell’Italia e dell’Europa. Servizio dedicato all’Ilva, ai suoi morti, dal titolo “Questa fabbrica uccide tutto: la polvere rossa della morte del Mezzogiorno sottosviluppato”

Un servizio che parte dal cimitero di San Brunone, a Tamburi, dove riposano migliaia di Tarantini uccisi dai fumi che escono dai camini delle Acciaierie; polveri rosse che – racconta l’inviata – col tempo hanno emblematicamente formato sulle tombe delle cicatrici color sangue.

Il megacolosso industriale costruito nel 1965 e diventato uno dei più importanti, se non il più importante d’Europa. Lo spazio occupato dagli stabilimenti è esteso tre volte tanto la stessa città di Taranto e per i primi anni portò lavoro e prosperità. Molti emigrati in centro Europa tornarono dalle loro famiglie. Al suo apice l’impianto produceva più di 10 milioni di tonnellate di acciaio all’anno e dava lavoro a oltre 20mila persone.

Ben presto le autorità locali e nazionali si accorsero, però, che l’inquinamento causato dai camini bianchi e rossi che incombono sulla città stava distruggendo ambiente e vite umane. Un mix di minerali, metalli e diossine cancerogene che si sono infiltrati financo nel mare distruggendo l’ecosistema e mettendo in ginocchio la pesca delle cozze, un altro pilastro dell’economia locale.

Non solo: i casi di cancro aumentarono portando il tasso di mortalità nella zona a un valore del 15 per cento superiore alla media nazionale. Un tasso di mortalità che è andato negli anni di pari passo con la produzione di acciaio. Più nello specifico – riporta sempre il Guardian – nel 2012 fu riscontrato quasi il doppio di linfoma infantile a Taranto rispetto alla media nazionale. E l’esposizione maggiore è a carico della popolazione più povera che vive a ridosso degli stabilimenti e che non ha la possibilità economica per allontanarsi.

Un servizio, questo del Guardian, che esce proprio nei giorni in cui Giorgia Meloni deve far fronte al fallimento delle trattative con il produttore mondiale d’acciaio Arcelor Mittal, proprietario di maggioranza dal 2018 dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia. E’ stato nominato un commissario straordinario mentre il governo cerca nuovi investitori anche se, come da sempre, sul piatto della bilancia pesano da una parte la necessità della popolazione locale di lavorare e sull’altro il diritto a non morire.

Il servizio si conclude ricordando che la decarbonizzazione dell’impianto con l’installazione di forni elettrici – idea promossa dal precedente governo Draghi – costerebbe 3-4 miliardi di euro: troppo costoso. Non solo: significherebbe anche necessità di meno lavoratori

 

 

Riguardo le altre notizie di questo episodio, rimaniamo in Puglia, per parlare di olio d’oliva e rimaniamo a Londra con un articolo dell’Independent che titola “Gli italiani sono costretti a ridurre i prodotti della cucina mediterranea mentre i prezzi salgono alle stelle”

Passando alla politica, benché meno che sulla Sardegna di due settimane fa,  i titoli esteri sull’Abruzzo non mancano.

Reuters: “Meloni, gli alleati di destra mantengono il controllo della regione Abruzzo”

El Pais: “Meloni respira prima delle elezioni europee con una netta vittoria in Abruzzo” .

E da Parigi c’è Le Monde che titola “In Italia l’opposizione a Giorgia Meloni manca il raddoppio alle regionali”.

Ultima notizia politica, fuor di regionali, ma rimanendo nell’ambito della coalizione di governo con uno dei più importanti quotidiani spagnoli, ABC, che dedica un servizio a Forza Italia titolando “Berlusconi continua a essere il marchio di Forza Italia, come un Maradona della politica”.

Cinema. Sugli Oscar ci siamo rassegnati – diciamo che non è stato il nostro anno – consoliamoci con la Cortellesi. Domani “C’è ancora domani” esce in Francia dove l’attesa è quella delle grandi occasioni. Ne parlano molte testate francesi e per il podcast di oggi abbiamo scelto Le Parisien. Titolo: “Esce mercoledì in Francia il film fenomeno femminista che in Italia ha battuto Barbie”. Un film che, affrontando il tema della violenza domestica, in Italia ha portato al cinema 4 milioni e 400mila spettatori.

E dopo le anticipazioni il podcast. Buon ascolto a tutti