L’Europa che non accende più i cuori degli Italiani

L’Europa che non accende più i cuori degli Italiani

 

 

Da Ventotene al disincanto. L’Italia volta le spalle ai padri fondatori dell’Unione Europea. Ecco come un nobile sentimento si è raffreddato.

Cittadinanza Italiana. La stampa latinoamericana denuncia l’esclusione di generazioni intere dal diritto d’accesso e l’alto costo per farlo valere. Rischio di collasso per i tribunati italiani sommersi dai futuri ricorsi.

Culle vuote e aziende il crisi. I produttori di passeggini e giocattoli si riconvertono alle poltrone a motore per gli anziani. E alle carrozzine per animali domestici.

Eurovision tra provocazioni e polemiche. Successo internazionale per Espresso Macchiato nonostante le proteste italiane. Attese in scena le nonne di Ostuni.

 

 

 

 

“L’Italia volta le spalle all’eredità dei pionieri fondatori dell’Unione Europea”. Di Italia la stampa estera si occupa davvero ogni giorno e non solo per parlare di vacanze, moda, calciatori e auto di lusso. Come in questo caso, quello del titolo che vi ho ora citato, che viene da Le Monde e che indaga nella nostra anima più profonda: abbiamo dato i natali ai padri fondatori, siamo in Europa dal primo momento, ma ora ne sembriamo infastiditi. E purtroppo non solo chi ci governa.

Un articolo, quello dell’autorevolissimo quotidiano francese, che si apre con una descrizione suggestiva di Ventotene, piccolini isoletta nel Tirreno, al largo della Campania, che il fascismo scelse come luogo di confino per gli oppositori politici. E fu proprio a Ventotene, nel 1941, mentre l’Europa era devastata dalla guerra, che due prigionieri antifascisti, Ernesto rossi e Altiero Spinelli, scrissero di nascosto il Manifesto di Ventotene. Un documento che, scritto su carta da sigaretta, è ancora oggi considerato la pietra angolare del federalismo europeo e della visione di un’Europa Unita.

Un documento – non dimentichiamo scritto da due prigionieri politici in un momento così particolare – che era profondamente anti-totalitario, anti-razzista e attento alle minoranze. Un manifesto che proponeva una rivoluzione continentale contro il nazionalismo e le oligarchie economiche auspicando, dopo la sconfitta del Terzo Reich, la costruzione di un’Europa unificata e democratica, dotata persino di un proprio esercito. Tanto per sottolinearne l’attualità dopo 80 anni.

E ora – accusa Le Monde – l’Italia, che nel 1957 fu protagonista dei trattati fondativi della Comunità Europea che tra l’altro si tennero a Roma, l’Italia che dell’Europa fu mente e motore, sembra sempre più distante e sempre meno coinvolta. Un disinteresse che, secondo chi ha scritto l’articolo, è strettamente legato sia ai cambiamenti politici interni del nostro Paese, sia a una crescente disillusione della popolazione verso le istituzioni europee.

 

 

E dall’estero, soprattutto dal’America Latina, la stampa continua a tenere i riflettori puntati sul decreto italiano che limita  i requisiti per potere ottenere la cittadinanza da parte dei discendenti italiani.

Ne scrivono oggi la Gazeta Do Povo, dal Brasile, sotto il titolo “I cambiamenti nel processo di cittadinanza potrebbero mandare in crisi la giustizia italiana”, e  il Clarin, da Buenos Aires, sotto il titolo “Cittadinanza italiana per gli argentini: la sentenza che cambia tutto”.

E intanto l’Italia fa sempre meno figli. Al punto che, come scrive Reuters, “I produttori di culle italiani guardano agli anziani”.

La stampa inglese resta intanto focalizzata sulle operazioni di recupero del Bayesian. Il Guardian titola oggi “Secondo un rapporto, il superyacht di Mike Lynch è affondato causa il forte vento”

Eurovision. Ieri sera la seconda eliminatoria, che però ha poco coinvolto gli animi italiani dal momento che Lucio Corsi e Gabry Ponte aveva già cantato martedì. Da Tallin, intanto, l’Estonian World, dedica un ampio servizio al loro rappresentante, quel Tommy Cash che a Basilea ha provocato l’Italia con il suo brano “Espresso Macchiato”.

 

Buon ascolto del nostro Podcast. L’appuntamento è a lunedì prossimo