28 Nov Piano Albania: chiuso dopo un mese
Giorgia Meloni rinuncia per ora alle deportazioni in Albania. Centro di Gjadar chiuso fino a nuovo ordine. Le sentenze d’appello sul blocco dei trasferimenti sono attese a primavera. Dall’11 ottobre spesi inutilmente due milioni di euro.
Intanto, sempre sui migranti, apertura alla Svizzera: ricominceremo a prenderci quelli che dall’Italia erano entrati in territorio elvetico.
Netaniahu, che fare? L’Italia mette in dubbio la fattibilità del mandato d’arresto della Corte Penale dell’Aia. Vertice G7 chiuso senza una decisione.
Femminicidi, stupri, immigrati, verifica dei fatti. Euronews scopre che il 94,4 per cento delle vittime è stata uccisa da un connazionale. Le italiane da italiani.
Longevità dei sardi. La Deutsche Welle alla ricerca del segreto di lunga vita.
C’è una notizia che da giorni sfugge alla stampa di casa nostra – colpevolmente? – e che invece ci riguarda. Tanto. Parliamo della chiusura, perché è di questo che sostanzialmente si parla, dei campi di detenzione per i migranti in Albania.
Ampio preambolo che introduce il primo articolo di oggi. E’ sullo spagnolo El Pais che titola “Meloni rinuncia per ora alle deportazioni in Albania. I trasferimenti vengono fermati a causa del maltempo e delle battute d’arresto giudiziarie”
Da una parte col fatto che quasi nessuna barca ormai arriva più al porto di Lampedusa non ci sono più migranti da trasferire nel campo di internamento di Gjadar. E siccome Gjadar è vuoto in quanto i tribunali italiani hanno annullato i primi due tentativi di trasferimento, non ha senso tenerlo aperto.
Gjadar nel caso riaprirà col ritorno del bel tempo e quando i tribunali d’appello si pronunceranno sulle prime sentenze della magistratura. Per ora tutto il personale è stato richiamato in patria, dagli agenti di polizia, a quelli penitenziari, al personale amministrativo. In Albania sono rimasti solo sette dipendenti della cooperativa che gestisce l’assistenza sociale e sanitaria.
Il piano Albania si configura quindi, e sempre più, come una grande campagna propagandistica tristemente naufragata. Del resto dopo la firma dell’accordo col suo omologo albanese un anno fa di questi giorni, e dopo lo slittamento dell’apertura dallo scorso maggio a ottobre per i ritardi del cantiere albanese, tutto si è fatto sempre più difficile.
L’ostacolo principale è stata tuttavia a inizio ottobre la sentenza europea che ha difatti reso inutilizzabile l’intero modello. Una sentenza che ha sensibilmente ridotto il numero dei Paesi verso i quali, per motivi di rispetto dei diritti umani, nessuno Stato dell’Unione può ricacciare i richiedenti asilo. Sentenza che i tribunali italiani sono decisi a fare rispettare a costo di innescare un conflitto col governo che ha precedenti solo nelle contese di quindici-vent’anni fa con Silvio Berlusconi.
Ora l’unica speranza del governo è che in appello, cambiando i giudici, cambieranno le sentenze. Cosa piuttosto improbabile.
L’articolo del Pais si chiude con i cosiddetti conti della serva. Il costo approssimativo è stato di circa due milioni di euro dall’11 ottobre, quando è scattata la prima deportazione. E se consideriamo che solo 24 persone sono state trasferite prima là e poi di nuovo in Italia, il costo per migrante è stato di 85.600 euro a migrante. Che rispetto ai vituperati 35 euro al giorno per il loro sostentamento nei centri italiani sono ben poca cosa. Il costo stimato preventivamente per i primi cinque anni è di 635 milioni, ma già questi primi conti ci dicono che nel caso quella cifra sarà raggiunta in tempi molto più brevi.
Sempre sulle politica migratorie c’è un’altra notizia che ci riguarda e che ci ritorna dalla stampa Svizzera. Tages Anzeiger da Zurigo titola “L’Italia è pronta a parlare di rimpatrio dei casi di Dublino”
Altro tema internazionale caldo è il cosa fare nel caso il premier israeliano Netaniahu dedica di venire in Italia nonostante il mandato d’arresto internazionale della Corte dell’Aia. Reuters titola “L’Italia mette in dubbio la fattibilità del mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per Netaniahu”
Femminicidi e violenze di genere. Dopo le infelici dichiarazioni di Piantedosi sul fatto che la violenza sessuale è legata all’immigrazione illegale, Euronews, il network televisivo europeo sostenuto dalle principali televisioni pubbliche europee, si avventura in un interessante controllo dei fatti. Titolo “Fact check: l’immigrazione illegale è la causa dell’aumento della violenza sessuale in Italia?”
Longevità dei Sardi in chiusura. E’ la Deutsche Welle a titolare “Perché in Italia i Sardi vivono così a lungo?”
Un caro saluto a tutti. Alla prossima