04 Lug Ponte nel 5% NATO. Lo chiamano già “The Italian Job”
The Italian Job: si sprecano all’estero le ironie su Roma che per compiacere Trump e la Nato, e rispettare il famoso cinque per cento, fa rientrare porti, cantieri, ferrovie, autostrade nel computo delle spese strategiche per la difesa,
Fusioni bancarie. Scontro tra Bruxelles e i governi nazionali. Sotto la lente le interferenze del governo italiano sugli accorpamenti e l’uso del golden power. Cresce il rischio di procedura di infrazione.
Fine di un’era. Gli eredi Berlusconi vendono il Monza agli americani. Dopo otto anni e una storica promozione in A Finivest cede il cento per cento del club brianzolo al fondo statunitense Beckett Layne.
Hip-Hop afro italiano: la nuova voce multiculturale che cambia la musica italiana. Dalla Milano di Mahmoud e di Ghali nasce un’intera generazione di nuovi talenti che usano l’arabo per affermare la propria identità.
Ne parlavamo appena qualche giorno fa quando Politico, per primo, diede la notizia. Ora sulla stampa internazionale è tutto un fiorire di ironie su come l’Italia da una parte per non scontentare Trump ha accettato, senza battere ciglio, di impegnarsi a spendere il 5 per cento del nostro Pil in investimenti a carattere militare, per poi decidere che il Ponte di Messina sarà considerato “investimento strategico, quindi spesa per la difesa”. Cosa che spiega anche come Salvini, fino a quel momento contrarissimo alle spese per gli armamenti, abbia smesso di protestare.
Qui a Ristretto Italiano avevamo titolato la notizia “I furbetti del ponte”, con un chiaro riferimento ai famosi furbetti del quartierino del famoso scandalo del finanziere Ricucci di vent’anni fa. Reuters, l’austera Reuters, la più vecchia agenzia di stampa del mondo, ci è andata ancora meno per il sottile intitolando “The Italian Job: ecco come Roma intende aggirare l’aumento della spesa NATO”. The Italian Job è il famoso film britannico del 1969 dove una banda di rapinatori organizza un colpo alla Fiat di Torino, ma in inglese l’espressione Italian Job si usa oggi soprattutto per indicare un’operazione astuta, talvolta ai limiti della legalità, che sempre coinvolge qualche italiano.
Venendo al dunque ricorda Reuters come, a differenza della Spagna che disse di non farcela a superare l’attuale 2 per cento, Meloni la settimana scorsa, in sede NATO, davanti ai potenti del mondo disse “e che problema c’è?”, anche se ad oggi quella stessa spesa non supera l’uno e mezzo per cento. Che problema c’è, dunque, a trovare quella sessantina di miliardi di euro da qui al 2035 per la seconda economia più indebitata d’Europa? Che problema c’è a farlo senza distogliere un solo euro dalle altre priorità del governo, come ebbe a dire la settimana scorsa ai giornalisti di ritorno dal summit, ben sapendo che i sondaggi d’opinione mostrano che l’aumento della spesa per la difesa è altamente impopolare tra gli italiani?
Per quel che già sappiamo dall’1,5 per cento al 2 per cento sul quale si attesterà quest’anno il nostro governo ci arriverà dopo aver buttato nel calderone delle spese della difesa altri stanziamenti di bilancio misti presenti fino a ora su altri capitoli. Ma qui ci vuole un gioco di prestigio in più, un bell’Italian Job. Ed ecco che sul capitolo investimenti strategici ci finiscono porti, cantieri navali, e il famoso Ponte sullo Stretto sul quale Salvini ha impostato tutta la propria credibilità. Poi 262 miliardi per ammodernare la spesa ferroviaria, altri 162 per strade e autostrade…tutti investimenti strategici. “Gran parte degli investimenti strutturali previsti rientrano nei parametri NATO perché hanno un duplice uso” ha detto a Reuters il vice di Salvini ai trasporti Rixi. Al che Reuters, che il suo lavoro lo sa fare, ha chiesto conferma alla Commissione Europea la quale ha glissato affermando che spetta all’Italia stabilire se un investimento sia strategico oppure no. Alla stessa domanda, invece, un funzionario NATO ha risposto che i Paesi devono avere un percorso credibile per rispettare i propri impegni in materia di spesa per la difesa e dovranno fornire piani dettagliati.
Restando in tema di ferrovie passiamo ora al francese Le Figaro nell’articolo dal titolo “Ritardi, milioni spesi e rabbia a Tenda: la saga infernale di un tunnel vitale tra Francia e Italia”
Ancora un tema economico che in parte ci riguarda, ce lo propone Politico sotto il titolo “I Paesi europei si scontrano con Bruxelles sulle fusioni bancarie”.
Ancora Reuters, ancora banche, ancora fondi: “La famiglia Berlusconi vende il Monza al fondo statunitense Beckett Layne”.
Per chiudere un omaggio del sito francese OrientXXI, una piattaforma informativa dedicata al mondo arabo, a tutti gli artisti italiani di origini africane, come Ghali per esempio, che stanno lanciando un hip-hop esprimendo le proprie radici culturali e le esperienze di vita fra i due mondi.
Buona ascolto a tutti e appuntamento a lunedì