Preti pedofili. Ecco perché qui non se ne parla.

Preti pedofili. Ecco perché qui non se ne parla.

La domanda è sempre quella: ormai non è più un segregato per nessuno che i preti cattolici abbiano abusato dei bambini in tutto il mondo. Gli scandali negli Stati Uniti, in Irlanda, e nei Paesi Bassi hanno dimostrato che ciò è avvenuto su larga scala. E in tutto ciò la cosa più notevole è che in Italia, patria della Chiesa, di tutto ciò si rende pubblico molto poco. Come mai?

E’ l’olandese Algemeen Dagblad, AD, oggi, a titolare “Il potere del Vaticano tiene nascosti gli abusi in Italia”.

Una risposta – scrive AD – la dà il podcast “La Confessione”, giunto ieri al suo secondo episodio, dove si segue la storia umana, e processuale, di Antonio Messina, un uomo ancora giovane, di Enna, abusato, sin dall’adolescenza e per anni, da un sacerdote di Enna. Messina che dopo avere inutilmente denunciato l’accaduto al suo vescovo, e poi al Vaticano, per avere giustizia non ha potuto fare altro che rivolgersi alla polizia e, quindi, alla giustizia italiana.

Perché, a differenza che a Boston, per esempio, in Italia tutto rimane sotto una cappa di gelido silenzio. Casi che vengono liquidati come incidenti, come ragazzate da seminario, mentre secondo le stime le vittime di abusi sessuali nella Chiesa Italiana sfiorerebbero il milione.

E tutto questo, secondo uno degli autori del podcast, Stefano Feltri intervistato dal giornale olandese, ha a che fare con il ruolo del Vaticano in Italia. Negli Usa non importa quanto sia potente la diocesi di Boston: là devi fare i conti con i media e la giustizia americani. In Italia no. Qui in Italia ci sono la CEI e il Vaticano. I giudici e i giornalisti italiani devono avere a che fare con il Vaticano che è uno Stato a sé stante, con un proprio ordinamento giuridico e propri giudici. Però – spiega Feltri – il pubblico ministero dello stato ecclesiastico è un ex giudice istruttore italiano, il che indica quanto siano legati i due Paesi. Inoltre ogni italiano è in un qualche modo legato alla Chiesa Cattolica: vuoi perché l’azienda per cui lavora è affiliata alla Chiesa, magari perché vive in un immobile di proprietà della Chiesa, o forse ha un figlio in una scuola vicina alla Chiesa, un anziano in Istituto… La Chiesa è parte della società italiana. Se vuoi fare affari, carriera in politica, sempre meglio che ti lasci una porta aperta. E nemmeno i principali quotidiani, e qui cita espressamente Corriere della Sera e Repubblica, possono sottrarsi a questo gioco di potere. Tutte ragioni per le quali sulle malefatte dei preti, economiche ma anche personali, sessuali, il silenzio è assordante.

 

 

 

 

Per quanto riguarda gli altri contenuti nel podcast di oggi, restiamo in Olanda, ma per tutt’altro. Ci restiamo perché un altro importante quotidiano olandese come NRT dedica un servizio-intervista a Paola Cortellesi e al suo “c’è ancora domani” uscito in questi giorni anche da loro. Titolo “I diritti delle donne non sono stati definitivamente acquisiti in nessun Paese” Un’ode a milioni di donne cui è sempre stato detto che sono inutili”

E ora Giorgia Meloni. Meloni che ha gettato una secchiata di acqua fredda sui bollenti spiriti degli israeliani quando ha detto che non siamo d’accordo, noi Italiani, con un’azione militare di terra, da parte di Israele, su Rafah; azione che potrebbe avere conseguenze umanitarie ancora più catastrofiche.

Ed è qui che, un po’ impermalosito, Inn, da Tel Aviv, titola “Sulla strada per controllare l’Europa, la premier italiana ci abbandona”

Meloni cui non solo la stampa israeliana, che adesso comincia a punzecchiarla, ma anche la BBC dedica un articolo riguardante il deep fake che ha messo la sua faccia su quella dell’attrice di un film porno. Andiamo con BBC che titola “Il primo ministro italiano chiede un risarcimento per i suoi video porno deepfake”

Curiosità. Volete sapere quanti voti Putin è riuscito a mettere insieme fra i suoi concittadini che hanno votato all’estero? Certamente non è stato un plebiscito come in Patria anche se, come sottolinea dalla Spagna El Periodico, in Grecia e in Italia ha comunque superato il 50 per cento.

Chiudiamo oggi con le impressioni che una studentessa spagnola di Medicina, che sta facendo il tirocinio in Italia, ha rilasciato al popolare quotidiano di Madrid ABC. E le differenze fra il sistema sanitario spagnolo e quello che lei ha potuto vedere in Italia – sottolineando che sono comunque impressioni personali – sono tante e sostanziali.

E’ il momento di ascoltare l’episodio di oggi. Buon divertimento.