24 Giu Riserve aurifere: meglio riportarle in Italia
Oro italiano e tedesco sotto pressione: cresce il dibattito sul rimpatrio dai caveau di New York. Nessuno si fida più di Trump.
Venezia tra sfarzo e polemiche divise sul matrimonio dei Bezos. Oggi comincia la festa. Da Londra la provocazione dello Spectator: “che cosa protestate? Siete sempre stati terra di commercianti spregiudicati, i vostri problemi sono altri”
Firenze. Finalmente smantellato il mostro di metallo. Sparita, dopo 19 anni, la maxi gru che deturpava il cortile interno degli Uffizi. E nei musei di tutta Italia si rafforzano le misure contro i selfisti pasticcioni.
Spiagge italiane da record: fino a 1500 euro per un posto all’ombra, sotto il sole. Dal Twiga in giù pressi rincarati ovunque.
Via l’oro italiano da New York, assieme a quello tedesco. E’ il Financial Times a titolare “Germania e Italia sotto pressione per riportare a casa dagli Stati Uniti 245 miliardi di dollari d’oro”. Gli attacchi di Trump alla Fed e i crescenti rischi geopolitici riaccendono il dibattito pubblico sul rimpatrio dei lingotti”
Un articolo nel quale il quotidiano della City riprende l’appello dell’ex eurodeputato italo-tedesco Fabio De Masi secondo il quale ci sono “forti argomenti” a favore del ritorno di una maggiore quantità dai forzieri newyorchesi a quelli di casa. Perchè, come forse non tutti sanno, Germania e Italia detengono la seconda e la terza riserva aurea nazionale al mondo dopo gli Stati Uniti ed entrambi i Paesi fanno affidamento sulla custodia della Federal Riserve di New York.. 3.352 tonnellate di lingotti i tedeschi, 2.452 noi, più di un terzo sono a Manhattan. Complessivamente, secondo un calcolo dello stesso Financial Times, il valore di mercato è di oltre 245 miliardi di dollari.
Come mai tutti là? Dietro la decisione ci sono ragioni storiche ma la scelta ha sempre riflettuto anche lo status di New York come uno dei più importanti centro commerciali dell’oro al mondo, insieme a Londra.
Ora però c’è Trump, con la sua politica incostante, circostanza che, valutata assieme alla più ampia instabilità geopolitica sta sollevando più di un dubbio sull’opportunità di cambiare. Del resto è stato lo stesso Trump, all’inizio di questo mese, a dichiarare che potrebbe dover forzare qualcosa se la banca centrale statunitense non riducesse i costi di investimento.
Il Germania, continua il Financial Times, l’idea del rimpatrio dell’oro piace a entrambi gli schieramenti politici. E anche in Italia, alla vigilia del viaggio della Meloni a Washington ad aprile, l’economista Enrico Grazzini dice “Lasciare il 43 per cento delle riserve auree in America, sotto l’inaffidabile amministrazione Trump, è molto pericoloso per l’interesse nazionale.
La dipendenza delle banche centrali europee dalla Fed, come depositaria dell’oro, è motivo di contesa da tempo. I Paesi dell’Europa occidentale accumularono enormi riserve durante il boom economico del secondo dopoguerra quando registrarono ingenti surplus commerciali con gli Stati Uniti. E conservare il metallo prezioso oltreoceano era anche visto come una precauzione contro una potenziale guerra con l’Unione Sovietica.
Cio nonostante già alla fine degli anni 60 Parigi riportò in patria la maggior parte delle proprie riserve mentre noi e i tedeschi ci stiamo ancora pensando. L’articolo si chiude facendo notare che, quando era ancora all’opposizione, Giorgia Meloni spingeva per il rimpatrio. Ora si limita a stare zitta.
Ristretto Italiano è, come sapete bene, la rassegna stampa quotidiana di ciò che dall’estero si scrive dell’Italia e delle cose che in Italia accadono, dalla politica, alla cultura, agli stili di vita, al gossip. Ed è inevitabile, quindi, che da oggi si cominci a scrivere della settimana veneziana di Jeff e della prossima signora Lauren Bezos.
Ne hanno scritto già in tanti, dando risalto soprattutto alle proteste in laguna di chi non vorrebbe tanto sfarzo e tanto spreco. Oggi prendiamo il fondo del sempre stimolante The Spectator che, sotto il titolo “Venezia merita Jeff Bezos”, provocatore come sempre, ribalta la prospettiva.
Rimaniamo a Londracon l’articolo del Sunday Times dell’altro ieri sulla soluzione finalmente trovata alla “Battaglia ventennale per abbattere la gru più odiata d’Italia”.
E visto che siamo agli Uffizi recuperiamo ora la notizia, ripresa in questi giorni da tanta stampa internazionale, sul selfista che ha rovinato un prezioso dipinto. Kleine Zeitung, dall’Austria, titola “L’uomo si appoggia alla tela per un selfie fino a che questa cede”
Caro vacanze. Puntuali, come i servizi sul caldo, arrivano i servizi tedeschi sui rincari delle spiagge italiane. “1500 euro al giorno – titola la Berliner Morgenpost – Le località balneari italiane pretendono prezzi record”.
Buon ascolto a tutti. E appuntamento a domani.