Ristretto Italiano – 19 dicembre 2021

Ristretto Italiano – 19 dicembre 2021

L’Italia di Draghi promossa a pieni voti dall’Economist che ci assegna l’ambito riconoscimento di Country of the Year, Paese dell’Anno. 

E’ così, la rivista economica inglese spina nel fianco di Berlusconi, definito in una copertina “Unfit”, cioè inadatto a governare; la stessa che nel 2014, sempre in copertina, rappresentò Renzi Premier a bordo di una barchetta di carta con un gelato in mano; ecco quella testata lì ora ci elegge Paese dell’Anno. Un settimanale da un milione e sei di lettori stimati nel mondo.

Per noi una notizia vera alla quale dedicherò l’intera puntata odierna. Premiati non per l’abilità dei nostri calciatori che hanno vinto la coppa, non per l’appeal dei Maneskin che spopolano in tutto il mondo, ma per la nostra politica. Siamo un Paese con un tasso di vaccinati tra i più elevati e con un’economia lanciata a una velocità che non ha pari tra gli altri Paesi dell’Unione. Nel 2019 – spiega l’articolo – gli italiani erano più poveri di quanto lo fossero nel 2000; ebbene, è bastato un leader come l’ex presidente della BCE con le sue riforme per ripartire alla grande.

Per una volta – leggo ancora – un’ampia maggioranza dei politici italiani ha seppellito le divergente per sostenere un programma di riforme mirate a ottenere i fondi a cui l’Italia ha diritto. L’Italia è un Paese cambiato non solo rispetto ai tempi di Berlusconi ma anche rispetto al 2020 di Giuseppe Conte. 

Sospeso su di noi resta ora, però, il rischio Quirinale. Se Draghi fosse eletto Presidente della Repubblica, lasciando il posto a un premier meno competente, l’incantesimo potrebbe dissolversi. Un po’ quello che diceva a inizio settimana il Financial Times, come ricorderete. 

Il criterio per assegnare il premio Country of the Year – attenzione – non è basato su dati oggettivi come il Pil o altri indicatori di ricchezza e/o di benessere; il riconoscimento è attribuito, dalla redazione, alla nazione che ha ottenuto il miglioramento più consistente nell’anno che si conclude. In passato toccò all’Uzbekistan quando abolì la schiavitù, alla Colombia nell’anno della pacificazione, alla Tunisia mano a mano che consolidò l’attuale assetto democratico. Un incoraggiamento – un po’ spiace dirlo – come quello che si da agli ultimi della classe quando hanno studiato.