Ristretto Italiano – 27 aprile 2021

Ristretto Italiano – 27 aprile 2021

Importante affresco affiora agli Uffizi durante il lockdown; Più che rischio ragionato un azzardo le riaperture di Draghi secondo un giornale serbo; cimiteri esauriti e cremazioni al collasso; gli argentini rivogliono Don Reverberi.

Nuovi affreschi riemersi agli Uffizi durante il periodo di ristrutturazione. Notizia di Associated Press che incontro su diverse testate statunitensi. La lunga chiusura ha permesso di scoprire pitture murarie scomparse da secoli. Un Cosimo Secondo de’ Medici del sedicesimo secolo a altezza naturale e altre pitture ornamentali. Il 4 maggio gli Uffizi apriremo con 14 nuove sale e un nuovo ingresso sul Lungarno.

E per rimanere in Toscana dalla Bulgaria arriva la notizia che numerose pagine strappate, negli anni novanta, da libri del tredicesimo secolo, sono state rinvenute dai Carabinieri dei Ros. I reperti, del valore di decine di migliaia di dollari erano stati messi all’asta dalle più prestigiose case internazionali.

Dalla Serbia Krstarica parla dell’allentamento delle misure anticovid in Italia nonostante le perplessità dei tecnici. Draghi ha parlato di rischio calcolato – scrive la testata – ma sarebbe meglio parlare di gioco d’azzardo. Questo è il rischio più grande che l’Italia ha corso sino a ora.

L’emergenza funerali, in Italia, si somma all’emergenza pandemia. Ne parla dalla Turchia TRT Haber partendo dalla drammatica denuncia dell’onorevole Andrea Romano che da due mesi attende la sepoltura del figlio. Solo a Roma, scrive la testata turca, ci sono 2mila bare in attesa di cremazione per non parlare dei cimiteri al completo.

L’agenzia di stampa argentina Telam torna a occuparsi di don Franco Reverberi Boschi il sacerdote italo-argentino accusato di aver preso parte, nel 1976, alle torture perpetrate dal regime di Videla contro gli oppositori politici. Don Reverberi, una decina di anni fa tornò a Sorbolo, il suo paese d’origine nel Parmense, dove continua a dire messa. Rifiutata una prima richiesta di estradizione nel 12, in quanto all’epoca da noi la tortura non era reato, ora Buenos Aires ci riprova.

E si riparla del mistero che avvolge la morte del cameraman Mario Biondo otto anni fa a Madrid. Nuovi elementi rafforzerebbero la tesi che quell’impiccagione dentro casa non fu suicidio. All’ora della morte c’erano almeno due dispositivi elettronici non suoi agganciati al suo wi-fi, persone che conoscevano la password. Tre autopsie sino a ora non sono riuscite a determinare se il suicidio si possa escludere. E continua il gelo tra la famiglia Biondo e la giovane moglie spagnola della vittima.