TRAVAGLINI: CASTELNUOVO DI PORTO CAPITALE DELL’UMANITÀ

TRAVAGLINI: CASTELNUOVO DI PORTO CAPITALE DELL’UMANITÀ

Parla Riccardo Travaglini, sindaco del piccolo comune alle porte di Roma. Candidato alle Europee con Italia in Comune per +Europa, Travaglini illustra i contenuti del primo Festival dell’Umanità che comincerà domani.

39 anni, sindaco di Castelnuovo di Porto da due, Riccardo Travaglini corre ora per le Europee con la lista +Europa-Italia in Comune. Di professione architetto, Travaglini ha conquistato suo malgrado una notorietà nazionale nei giorni dello sgombero di centinaia di rifugiati dal CARA. E’ inoltre l’anima del 1° Festival dell’Umanità che si terrà giovedì 23 e venerdì 24 maggio a Castelnuovo di Porto.

D – Quando due anni fa si candidò a sindaco di Castelnuovo, comune del quale era tra l’altro già dipendente da anni, immaginava che di lì a breve avrebbe avuto tanta notorietà? E che avrebbe “rischiato” di diventare europarlamentare?

R – No io non potevo immaginare questa impennata. Il mio impegno politico nasce da un movimento civico per riscattare Castelnuovo di Porto dal periodo di commissariamento. Ho messo in piedi una lista motivata al cambiamento che oggi a Castelnuovo ha una data: giugno 2017, quando sono stato eletto.

Allo scorso gennaio risale la battaglia contro le modalità da Paese dittatoriale con cui è stato chiuso il Cara di Castelnuovo di Porto. Poi è arrivata la proposta per le Europee. E’ stata una candidatura non programmata con Italia in Comune, il partito dei sindaci di Federico Pizzarotti e Alessio Pascucci. Mi hanno proposto un progetto: portare l’Europa anche nei piccoli comuni, nei territori dove nessuno la conosce. Sono quei territori che più hanno bisogno delle opportunità che l’UE può garantire in termini di sviluppo e lavoro.

D – In caso di elezione abbandonerà Castelnuovo?

R – No assolutamente. Non c’è incompatibilità. Anzi! Avrei la possibilità di intercettare i bandi europei e di renderli immediatamente disponibili per il territorio. Per metterli a sistema con le imprese e per migliorare le politiche di sviluppo sociale e culturale.

D – Che cosa pensa di come era organizzato il CARA, il secondo più grande d’Italia, e di come è stato svuotato?

R – Il CARA di Castelnuovo di Porto, come tutti gli altri in Italia, rappresentava un sistema di prima accoglienza che andava superato. Ma non di certo con gli sconcertanti metodi messi in campo dall’attuale governo di suprematisti e populisti. A gennaio scorso, da un giorno all’altro, misero in mezzo a una strada centinaia di rifugiati. Individui titolari di protezione umanitaria improvvisamente non erano più degni di accoglienza per effetto del decreto sicurezza.

In quel Cara, il Comune di Castelnuovo di Porto era riuscito a far funzionare integrazione e inclusione sociale, e i cittadini, alla notizia che gli sopiti sarebbero stati allontanati, hanno aperto le loro case per ospitarli.

D – Ora Castelnuovo sarà sollevato dall’incombenza di ospitare rifugiati?

R – Il Comune sta lavorando per aprire un piccolo centro di accoglienza diffusa destinato ad accogliere 16 persone. Abbiamo già firmato un Protocollo con la Prefettura di Roma. Torneranno da noi alcuni ragazzi richiedenti asilo che erano ospitati nel Cara di Castelnuovo di Porto e che la nostra comunità conosceva bene.

 

 

D – Festival dell’Umanità: che cos’è, come si svolge e in quale momento nacque?

R – Il Festival dell’Umanità  è stato organizzato lo scorso novembre, in collaborazione con ASviS, all’insegna del rilancio dei valori della convivenza pacifica tra i popoli e della sostenibilità ambientale. Abbiamo il contributo della Regione Lazio e il patrocinio di istituzioni di altissimo livello: Presidenza della Camera dei Deputati, CNR, Università Sapienza di Roma, Aics, Cisp e Biennale Spazio Pubblico.

E’ nato da uno spunto di Paolo Dieci, figura di riferimento della cooperazione internazionale e vittima nel disastro aereo dello scorso 1° marzo in Etiopia. Paolo Dieci è stato un collaboratore del Comune per i progetti di accoglienza all’interno del CARA e per le politiche migratorie. A lui abbiamo voluto dedicare  questo evento che speriamo possa stimolare la voglia di riflettere impegnandoci a correggere lo squilibrio generato dall’attuale modello di sviluppo sulla terra sotto l’aspetto ambientale e socio-economico.

Il Festival , continua Riccardo Travaglini, sarà la rappresentazione di un mondo piccolo, ma incisivo e determinato, che vuole aiutare il mondo vero a ritrovare la forza di ripulirsi e di essere aperto e inclusivo

Il Festival tratterà tre punti specifici al centro dell’Agenda 2030: disuguaglianze economiche, cambiamento climatico, società pacifiche e inclusive. Ma sarà anche una occasione di festa. Castelnuovo di Porto sarà trasformato in un piccolo mondo con i 5 continenti rappresentati nelle piazze del centro storico medievale. Ci saranno incontri, musica, eventi e spettacoli. Tutto si svolgerà, con formula itinerante, tra momenti di riflessione e tavole rotonde, stand gastronomici, teatro, musica e laboratori per bambini.

D – Da che cosa nasce la sua sensibilità per i temi del sociale?

R – Nasce dalla mia esperienza giovanile nel volontariato. Dal contatto diretto con i problemi delle persone, col disagio sociale, con la marginalità. Come sindaco sono tutti i giorni a contatto con queste realtà, le vivo senza filtri. Per ripartire l’Europa ha bisogno anche delle piccole voci

D – Tre anni fa il Papa fu al CARA per la lavanda dei piedi  a alcuni rifugiati. C’è sintonia fra ciò che oggi lei fa e la Chiesa?

R – Etica della solidarietà e inclusione sociale sono due valori della dottrina sociale della Chiesa di riferimento per me tanto in politica quanto nella vita. Il quotidiano Avvenire ha riconosciuto pochi giorni fa questo mio impegno in un articolo online dedicato agli eurocandidati impegnati nel mondo cattolico. Per me un grande onore e una grande responsabilità che sono pronto ad affrontare anche in scala europea.