Trump alla guerra dei dazi: la strategia italiana

Trump alla guerra dei dazi: la strategia italiana

 

Profughi: un caso senza fine. Le continue sentenze contro il piano Albania evidenziano le crescenti tensioni fra giustizia e governo sulla gestione dei migranti. E restano aperte le questioni di sempre sul rispetto dei diritti civili nei Paesi di provenienza e nei quali, nel caso, rispedirli.

Europa alla guerra dei dazi. La strategia di Tajani per evitare il conflitto commerciale con Trump: acquistare più prodotti americani e aumentare le spese per la difesa.

Don Santonocito da Palestrina: il prete scomunicato per avere dato pubblicamente dell’antipapa a Francesco. Per lui Benedetto Sedicesimo non si è mai dimesso e la Sede di Pietro è ancora vacante.

Mussolini in TV: il Duce è tornato, ma solo su Netflix. Grande successo e dibattiti infuocati sulla serie che consacra Luca Marinelli fra i grandi attori italiani

 

 

Ricordate quando, esattamente una settimana fa, ci stupivamo di come sostanzialmente solo la stampa estera scrivesse dei 49 profughi raccolti in acque internazionali, in viaggio per l’Albania mentre nessun giornale italiano dedicava alla notizia più di cinque righe nelle pagine interne? Sembrava che solo gli altri si accorgessero della portata di quanto stava accadendo o peggio che noi, che ingenui non siamo, sperassimo che alla fine non succedesse nulla. Che la premier non avesse un’altra opportunità per serrare il braccio di ferro coi giudici che va avanti da mesi. Un braccio di ferro che, nel sentimento popolare sembra premiare più lei che i magistrati.

Ebbene, quanto temuto è accaduto. Giovedì un tribunale ha ordinato, per la terza volta in quattro mesi, di riportare in Italia tutte quelle persone; compresi i maschi adulti e vaccinati, come si dice.

I titoli internazionali ancora oggi si sprecano. Abbiamo scelto quello del New York Times: “I giudici italiani bloccano di nuovo il piano Meloni di trattenere i richiedenti asilo in Albania”. Si tratta della terza sentenza contro la politica del governo di destra, dopo le prime due dell’ottobre e novembre scorsi. Il terzo colpo contro quello che è diventato un fiore all’occhiello del governo Meloni. E questa volta la sentenza è arrivata da una corte d’appello che ha rimandato il caso alla Corte di Giustizia Europea mentre la stessa, a settimane, dovrebbe pronunciarsi sui primi due del 2024.

Il governo italiano – scrive il New York Times – sostiene che il piano Albania serve soprattutto a scoraggiare le partenze dei migranti dai luoghi d’origine. Sapendo che non riusciranno nemmeno a toccare il suolo europeo prima di essere rispediti in Africa rinuncerebbero a partire. Come se del resto da anni non si lasciassero scoraggiare dal ben noto inferno che devono attraversare transitando per la Libia o la Tunisia. Ma tant’è… se la narrazione melonina non scoraggia i partenti ha invece convinto molto i partner europei, e la stessa presidenza dell’Unione a Bruxelles, che l’appoggiano con molta convinzione. Vedremo che cosa ne penseranno i giudici di Strasburgo.

Sullo stesso argomento, ma un giorno prima di conoscere se i giudici italiani sarebbero intervenuti per la terza volta, ha scritto anche la tedesca Deutsche Welle chiedendosi se  “Il modello albanese funzionerà” Questo considerando anche le discussioni dei primi giorni sui paesi sicuri, ovvero sulle condizioni dei Paesi di provenienza dei migranti prima di risaperli indietro negandogli la protezione umanitaria. Paesi in cui determinati gruppi di persone come i dissidenti politici, gli appartenenti a determinate minoranze etniche, gli omosessuali non rischiano l’incarcerazione e la vita. Obiezioni europee che portarono il nostro governo ad abbassare da 21 a 19 i suddetti luoghi di origine. Ma ora, spiega la rete televisiva pubblica tedesca, il problema non sembra essere nemmeno più quello quanto, invece, una disputa legale riguardante gli standard e le procedure dell’Italia e della UE”

Sull’accoglienza del progetto da parte albanese, Deutsche Welle ricorda come la popolazione di Gjiadar, il villaggio dove è costruita la speciale prigione, sia ben contenta di avere qualche nuova occasione di lavoro e di commercio. Ad ora sono stati assunti a tempo indeterminato nove uomini e ventidue donne, anche se fino a ora il campo è stato sostanzialmente vuoto.

 

 

Un altro argomento internazionale che ci riguarda, anche di maggiore attualità rispetto all’Albania, è quello sui nostri rapporti futuri con l’Amministrazione Americana ora che il neo presidente Trump è partito, senza perdere tempo, alla guerra dei dazi. Politico, giornale statunitense, ma in questo caso dalla sua sede di Bruxelles, fa parlare Tajani, vice premier e capo della diplomazia, in un articolo dal titolo “Acquistare prodotti americani per evitare una guerra commerciale con Trump, dice l’Italia”

In Italia un altro prete che ha dato dell’Antipapa a Francesco è stato scomunicato, e questo ha attirato l’attenzione del foglio americano The Pillar.

Intanto, per scendere alle cose bel più terrene, dalla televisione austriaca ORF apprendiamo che “Francesco sarà il primo Papa a visitare Cinecittà”.

A Cinecittà arrivammo, da Cinecittà vi salutiamo, non prima di avervi parlato, però, di Mussolini, il Figlio del Secolo. Qui è France Info che titola “In Italia una serie che ripercorre l’ascesa di Benito Mussolini riscuote un enorme successo televisivo”

Un augurio di buon ascolto, se Ristretto Italiano non dimenticate il passaparola, e appuntamento a domani