Tunisia: col pretesto di Mattei un altro assegno contro i migranti

Tunisia: col pretesto di Mattei un altro assegno contro i migranti

Pagare moneta vedere cammello, recitava il vecchio adagio che torna attuale con il nuovo viaggio di Meloni per portare un altro assegno al presidente tunisino al Saied.

Ce lo facciamo raccontare dal Washington Post che titola “La leader italiana mantiene l’attenzione sulla migrazione anche durante la sua visita in Tunisia, la quarta in un anno”.

È  il gioco delle parti, lei va da Saied a portare soldi in nome del piano Mattei con il non detto che lui deve continuare a fare il bravo sui migranti. Come un tempo, molti anni fa, la Merkel faceva con Erdogan per trattenere i siriani in Turchia. Niente di nuovo sotto il sole.

Ad ogni modo, racconta il Washington Post che in queste commedia mentre il presidente tunisino diceva che il suo Paese, al contrario dell’Albania, non è molto convinto di concedere all’Italia spazi extraterritoriali per processare le domande dei richiedenti asilo, la nostra Meloni diceva che “no, per carità, non abbiamo mai pensato che la Tunisia possa diventare una discarica per i migranti”.

Un minuetto che ha preceduto la firma di nuovi accordi sulla produzione di energie rinnovabili e la consegna di un altro assegno di 50 milioni di euro. Con l’intesa che loro devono continuare a  contrastare le partenze delle barche dei migranti. Gli arrivi dall’inizio di quest’anno sono, ad ora, la metà di quelli dello stesso periodo del 2023 con le forze di pattugliamento delle frontiere tunisine che quest’anno hanno già intercettato 21mila migranti prima che riuscissero a entrare nelle acque europee. E con tutto che, sempre per il discorso di prima, la Tunisia continua a ripetere di non essere disposta a fare il guardiano dell’Europa o ad accettare i migranti che l’Europa vuole deportare.

Forse l’unica vera novità di questo ‘salto’ a Tunisi è che questa volta la Meloni non era accompagnata dalla Von Der Leyen, ma su questo ci arriviamo dopo…

Per chiudere questo primo articolo, nella nostra rassegna quotidiana su ciò che la stampa estera scrive di noi, il Washington Post spiega ai suoi lettori che tutti i Paesi nordafricani, dal Marocco all’Egitto, esercitano una certa influenza sull’Europa grazie alla loro capacità di lasciar partire più o meno barconi. E spiega anche che la maggior parte del miliardo e passa che l’Unione Europea ha promesso alla Tunisia è subordinata al raggiungimento di un accordo con il Fondo Monetario su un pacchetto di salvataggio che dovrebbe comprendere tagli alla spesa piuttosto drastici.

 

Von Der Leyen, dicevamo, che questa volta non ha seguito la sua forse ‘ex’ carissima amica Giorgia nel viaggio a Tunisi. ‘Forse ex’, diciamo malignamente, in quanto crescono i rumors che alla riconferma della cara Ursula alla presidenza della Commissione Europea, l’Italia potrebbe preferire l’arrivo di Draghi.

Ne scrive anche Bloomberg nella sua edizione turca. Titolo del servizio “Anche il nome di Draghi è in discussione per il capo dell’amministrazione europea”.

Ora a Capri, per un attimo, dove i ministri degli esteri del G7 stanno facendo il punto sullo scenario internazionale in ebollizione, giusto per riferire, come riportano Reuters e il New York Times, che al suo arrivo in Italia, il segretario di stato americano Blinken ha dichiarato che Stati Uniti e Italia “stanno lavorando insieme per contrastare la diffusione della disinformazione”

L’emendamento della Meloni che, coi soldi del PNRR, apre le porte ai movimenti Pro Life nei consultori dove le donne si rivolgono per abortire.

Noi ne abbiamo parlato diffusamente ieri. Anzi: ieri ci abbiamo aperto. Ma la stampa internazionale continua a scriverne e a parlarne a riprova che, nonostante le apparenze, non è proprio una casetta.

Dalla Spagna Cadena Ser titola “Il governo Meloni obbligherà le donne che vogliono abortire in Italia ad ascoltare prima il battito cardiaco del bambino”

Inaspettata, invece, o almeno non prevista per me la presa di distanza dei vescovi se è vero, come scrive Crux, il giornale della Chiesa Cattolica di Boston, che “Mentre in Italia la disputa sull’aborto si infiamma, i vescovi rimangono per lo più in disparte”.

Chiudiamo con uno sprazzo di sereno. Lo prendiamo a prestito dal londinese Daily Express che dedica un servizio al “Villaggio italiano da favola, amato da celebrità internazionali, del quale potresti non avere mai sentito parlare”

Buon ascolto e a domani. Con l’intesa che se Ristretto Italiano il passaparola è gradito.