Una Meloni è per sempre

Una Meloni è per sempre

 

 

Meloni sempre più forte, verso un record di longevità a Palazzo Chigi. Continuano le lodi dalla stampa estera: “Non una Le Pen, come temevamo, ma una partner affidabile”. Apprezzata la autochiamata di corresponsabilità di fronte al Tribunale dei ministri che ha prosciolto lei ma non i suoi ministri.

Spread ai minimo storici, ma non per merito di Roma. Secondo Bloomberg il risultato è prodotto dalla perdita di appeal del titoli tedeschi.

Vivo ma in bolletta. Presentato un conto di 14mila euro all’escursionista britannico salvato sulla strada ferrata delle Dolomiti che aveva affrontato nonostante i cartelli di sconsiglio.  Regole chiara: chi viola le indicazioni paga il conto.

Hotel di lusso a Venezia. Sentenza che fa discutere: reintegrata la manager licenziata per avere accettato 28mila euro complessivi dimance dai tassisti dell’acqua e poi condivide equamente con i suoi 140 colleghi. Per il giudice una condotta sanzionabile ma che non giustifica il licenziamento.

 

 

 

 

Una Meloni è per sempre! Più il tempo passa più ci rendiamo conto che la nostra premier, accolta con tanta diffidenza quando fu eletta a fine 2022, è una presidente del consiglio destinata a durare. Per mancanza di opposizione credibile, ma, soprattutto, per credibilità personale.

Ne hanno scritto in tanti. L’articolo che vi citeremo oggi è quello dell’austriaco Der Standard che titola “Giorgia Meloni traccia la strada per un record a lungo termine come capo del governo italiano”. Cominciamo però con la notizia più fresca che è quella che riguarda la vicenda AlMasri del gennaio scorso. La notizia, cioè, che il Tribunale dei Ministri che ha valutato i contorni del riaccompagnamento in patria del signore della guerra libico, anzichè consegnarlo alla corte Penale dell’Aja che chiedeva di processarlo, ha deciso di prosciogliere lei, Giorgia Meloni, chiedendo invece l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri dell’Interno Piantedosi e della Giustizia Nordio, e del sottosegretario Alfredo Mantovano.

“I giudici italiani archiviano il caso contro Meloni per il rilascio del sospettato libico”, titola da Londra Reuters spiegando come lei si sia offesa dal fatto che qualcuno pensi che i suoi sottoposti, i ministri, abbiano agito di nascosto da lei. Quindi solo loro colpevoli. “Questo governo agisce in modo coeso sotto la mia guida – ha tuonato Meloni in un posto su FB – E’ quindi assurdo chiedere che Piantedosi, Nordio e Mantovano vengano processati ma non io, davanti a loro”. Un gesto di grande eleganza, una dichiarazione che sicuramente ha un fondamento politico ma evidentemente, almeno secondo i giudici, non sotto il profilo penale.

Reuters ricorda ancora che quando AlMasri fu prima arrestato proprio per il mandato internazionale che pendeva su di lui, e poi frettolosamente liberato e riaccompagnato in Libia su un volo di stato, la Corte Penale Internazionale stava indagando sulle accuse di gravi crimini commessi in Libia sin dalla guerra civile del 2011, in seguito a una segnalazione del consiglio di sicurezza dell’ONU. Nel caso di Meloni, a differenza che dei suoi ministri e sottosegretario accusati di avere organizzato materialmente il ritorno a casa del libico, l’ipotesi di reato dei tribunale dei ministri, che poi l’ha prosciolta, era quella di presunta complicità e uso improprio di fondi pubblici.

 

 

 

Segue, come dicevamo  Der Standard nell’articolo che affronta la tenuta di questa premier gradita addirittura più oggi di tre anni fa quando fu eletta.

E tra le cose buone per noi di questo ultimo periodo c’è certamente il calo dello spread in area 88-90 punti base, sotto i valori minimi raggiunti sotto il governo Draghi. Anche se, come spiega Bloomberg da New York, questo per noi, al di là delle apparenze, non deve essere motivo di troppa soddisfazione.

All’estero oggi di noi si parla e si scrive anche  per la multa inflitta sulle Dolomiti a un turista britannico senza scrupoli. La storia ce la racconta Le Figaro, dalla Francia: “Italia: escursionista britannico salvato sulle Dolomiti dovrà pagare 14mila euro”

E concludendo sempre parlando di turismo, alla redazione madrilena de La Razon è arrivata la notizia della “Direttrice d’albergo veneziana licenziata per avere condiviso 28mila euro di mance con i suoi colleghi” Perché le mance negli hotel del lusso di Venezia possono raggiungere cifre davvero considerevoli.

 

Buon ascolto del podcast per scoprire tutto quello che qui non è stato scritto. E a domani.