Vogliono tornare a Gaza i Palestinesi curati in Italia

Vogliono tornare a Gaza i Palestinesi curati in Italia

Salvati e abbandonati. Il Ristretto Italiano di oggi comincia parlando dei 156 palestinesi salvati dal governo italiano, curati in Italia e ora finiti in un limbo per loro quasi più difficile da sopportare della guerra da cui sono fuggiti in Patria.

Ne scrive CBC, dal Canada, sotto il titolo “Gli abitanti di Gaza feriti ricevono cure in Italia, ma il loro futuro nel Paese è incerto”. L’Italia ha accolto finora 156 Palestinesi, unico Paese europeo a farlo.

Un’operazione umanitaria lodevole, secondo il servizio, vista la qualità delle cure mediche ricevute ,ma che allo stesso tempo per molti di loro ha aggiunto angoscia e incertezza al grande dolore della guerra. Qui gli sfollati sono tagliati fuori dalla loro terra, dai contatti con i loro congiunti, terrorizzati che la condizione di rifugiato, che molto di loro stanno rifiutando, possa fargli perdere la nazionalità palestinese.

C’è una donna di 28 anni, madre di quattro figli, che mostra al giornalista la foto di due figlie uccise dai bombardamenti israeliani e il moncherino della gamba che le hanno amputato. Aspettava un quinto figlio che ha perduto. Vorrebbe poter tornare fra la sua gente. E quasi tutti i presenti hanno storie e richieste del genere.

Assistenza medica eccellente dicono tutti, affermazione confermata da un chirurgo palestinese che lavora in Italia da 50 anni; ma una volta dimessi si trovano di fronte a un’assistenza con molte lacune e, soprattutto, faticano ad avere un supporto legale decente per decidere se richiedere asilo oppure no.

Aggiungono, anzi, di ricevere pressioni per richiedere lo status di rifugiato, circostanza che semplificherebbe la burocrazia e permetterebbe loro di accedere ai servizi sociali allo scadere dei tre mesi dei visto. Ma sono tutti senza passaporto e ciò che più temono è perdere la loro identità palestinese, rimanere bloccati come rifugiati all’estero, senza potere tornare nella loro terra.

Portati qui, senza nemmeno averlo chiesto, e poi abbandonati a se stessi. Chiedono di avere almeno il diritto al riconoscimento di uno status speciale come è stato concesso da tutti i Paesi europei agli Ucraini.

 

 

Ora il sommario del resto delle notizie presenti in questo episodio di Ristretto Italiano

Rimanendo sull’attualità in Medio Oriente, molta stampa internazionale sottolinea il ruolo che l’Italia, presidente di turno del G7, sta avendo anche ora, all’indomani dell’attacco missilistico iraniano su Israele.

Scrive L’Actualité, sempre dal Canada, “L’Italia convoca una riunioni Vitale del G7 dopo l’attacco iraniano a Israele”.

E ora tanta televisione, tra giornalismo e serie TV, nel nostro appuntamento di oggi. Cominciamo dalla parte dolorosa. Dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti che condanna l’invasione in corso, da parte del governo, dell’informazione pubblica italiana.

Scrive l’IFJ, “Italia: il servizio pubblico RAI diventa megafono del governo

Per quanto riguarda invece l’intrattenimento è febbre da Mr. Ripley, la serie TV del momento di Netflix, e il timore di noi italiani, che si ripercuote anche attraverso la stampa estera, è che tutto questo porterà ancora più turismo quando già fatichiamo a non rimanerne soffocati. In particolare i villaggi sull’Amalfitana, location principe della Serie.

Titola il Guardian: “Questa costa è satura: i villaggi italiani si preparano alle folle post Ripley.

Rimaniamo in tema Netflix con Variety, la bibbia holliwoodiana di tutto ciò che è spettacolo, che titola “Netflix citato in giudizio in Italia da un gruppo di attori locali mentre infuria la battaglia sui diritti residui”

“Nonne italiane superstar sui social”. Chiudiamo con questo simpatico servizio di France Info che spiega come in Italia sia sempre più frequenti gli account che offrono video di ricette di cucina realizzati dalle nonne, riscuotendo un enorme successo in tutto il mondo. Un business che sta diventando estremamente redditizio.

Buon ascolto a tutti e arrisentirci a domani